CILE

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  1. gheagabry
     
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    Il C I L E



    Il Cile è un paese lunghissimo, più di 4.000 km dal nord al sud, affiancato dall’Oceano Pacifico ad ovest e dalla catena montuosa delle Ande ad est. Le differenze in latitudine tra i suoi due estremi offrono una varietà di paesaggi sorprendente, dai deserti nel nord alle valli fertili nel centro, ai laghi, ghiacciai e fiordi della Patagonia nel sud. Santiago, la capitale del Cile, è situata nella regione delle Valli Centrali ed è al centro della vita politica, economica e culturale del paese. Questa zona ha un clima mite mediterraneo e nelle sue valli si coltivano le vigne per la produzione dei famosi vini cileni. Ad est il panorama si estende fino alle cime innevate delle Ande, mentre ad ovest si trova la costa del Pacifico con la città di Viña del Mar, conosciuta come “Garden City”, per i suoi parchi e stradine fiorite. Il pittoresco porto di Valparaíso, costruito nel XVI secolo su 43 colline, raggiungibili attraverso stradine tortuose, scalette ed una serie di funicolari, è stato dichiarato sito UNESCO per la sua eclettica architettura.
    Il Cile del sud è una delle zone più affascinanti per gli innumerevoli laghi, fiumi, valli fertili, foreste millenarie, vulcani ed i molti parchi nazionali. La cittadina di Puerto Varas gode di una stupenda vista sul Lago Llanquihue e sul Vulcano Osorno. Da qui si può percorrere la fantastica “Attraversata dei Laghi”, con una combinazione di barche e pullman, fino ad arrivare a Bariloche in Argentina. La città di Puerto Montt è il punto di partenza e di arrivo delle crociere che percorrono i fiordi. L’Isola di Chiloe è famosa per le sue leggende, le sue palafitte colorate e le chiesette in legno, oltre che per la sua natura selvaggia e le sue ostriche.

    La Patagonia è il simbolo di luoghi lontani, terre inesplorate e wilderness incontaminata. La costa si frastaglia in migliaia di isole e fiordi, lungo la catena di montagne da cui discendono impressionanti ghiacciai fino al mare. Il Parco Nazionale Torres del Paine fa parte della Calotta Continentale e comprende montagne di forme svariate, ghiacciai, fiordi, cascate, oltre ad una fauna estremamente varia. Qui si trovano laghi stupendi con moltitudini di uccelli, stormi di oche migratrici, branchi di guanachi, campi fioriti e foreste di piccoli alberi contorti dal vento. Sulle pianure della Pampa vivono nandù, guanachi, volpi e oche di Magellano. Nei dintorni di Punta Arenas si trovano delle colonie di pinguini di Magellano.

    Il deserto dell’Atacama, al nord del Cile, è il deserto più arido del mondo, che si estende dalla costa del Pacifico all’Altiplano delle Ande, un plateau a circa 4.000m sul livello del mare. Le attrazioni naturali includono vulcani, laghi di color smeraldo, enormi estensioni di steppa, immensi depositi bianchi di sale, sorgenti di acqua calda e geyser. In questo ambiente, apparentemente inospitale, vive una fauna molto varia, dai fenicotteri rosa, avocette ed altri uccelli che abitano le lagune, ai lama, alpaca, vigogne, guanachi e vizcachas nelle steppe. L’oasi di San Pedro de Atacama è un caratteristico paesino costruito in mattoni di adobe e legno.

    ...la storia.....


    La storia antica del Cile è legata alle diverse comunità che stanziarono lungo le terre che oggi costituiscono il paese. Principalmente nella zona nord, si stanziarono gli aymará, gli atacamegni e i diaguitas. Sulla costa e la parte centrale trovarono luoghi fertili i changos che vivevano principalmente dalla pesca. Nella zona centro sud si radicarono i picunches, i mapuches e i huiliches. La cordigliera centrale ed il sud furono teatro dei lunghi spostamenti di tribù nomadi che vivevano principalmente di caccia e di raccolta di frutta. Tra le tribù più importanti i chiquillanes, i pehuenches, i puelches, i poyas e gli onas; nella zona dei canali fuegini, abitavano i cuncos, i chonos, i alacalufes e gli yaganes, che svilupparono grandi abilità nella pesca e la navigazione.
    Bisognerà attendere il 1500 per vedere protagonisti incontrastati gli inca, che dominarono il nord ed il centro dell'attuale Cile. Nel 1535 iniziò la conquista del Cile da parte della Spagna: Pedro de Valdivia, inviato da Pizarro, respinse gli Araucani, popolo di cacciatori andini che, intorno al XV secolo, avevano costituito una federazione politicamente ed economicamente molto forte nella zona della Gran Vallata centrale. In questo periodo vengono fondate la città di Santiago (1541) e di Concepción (1550). L'idea nazionale cilena cominciò a formarsi solo verso la fine del XVIII secolo favorita dalla proclamazione dell'indipendenza degli Stati Uniti (1776), dalla penetrazione delle idee innovatrici della Rivoluzione francese e anche dagli abili interventi interni economici e politici degli inglesi. La situazione precipitò all'inizio del XIX secolo: per iniziativa di Martínez de Rozas e di Bernardo O'Higgins, figlio dello stesso governatore, quando un'assemblea ristretta proclamò l'indipendenza del paese (18 settembre 1810).
    Il 18 settembre 1810 si formò la Prima Giunta di Governo che segnò il principio dell'autonomia del Cile. Fu però la vittoria sugli Spagnoli del generale argentino San Martín a Maipo (aprile 1818) a sancire definitivamente l'autonomia del paese della Spagna. Nel 1879, sotto il presidente Anibal Pinto, il paese entrò in guerra con il Perú che si era alleato alla Bolivia: per l'egemonia sui territori del deserto di Atacama. Ne scaturì un conflitto acceso noto come “Guerra del Pacifico”, che termino solo nel 1881 con l'occupazione dell'esercito cileno di Lima. Sconvolto da una lunga serie di colpi di stato militari, nel 1964, con largo suffragio popolare, si attuò la riforma agraria, che prevedeva l'eliminazione dei latifondi, la riforma scolastica e l'acquisto da parte delle Stato del 51% delle azioni minerarie delle compagnie straniere. In pratica la riforma scontentò tutte le fazioni politiche cilene da destra a sinistra, e nel 1970 le elezioni tolsero al partito democratico la maggioranza assoluta, aprendo la strada al socialismo di Salvador Allende. Il tentativo ebbe un triste epilogo nel 1973 a causa di un sanguinoso golpe militare, al cui successo contribuì la CIA e che portò alla dittatura del generale Augusto Pinochet Ugarte. Nel 1980 un referendum farsa approvava la nuova costituzione cilena, che vedeva nelle mani del Presidente Pinochet la maggior parte dei poteri dello Stato. Tre anni dopo le forze dell'opposizione moderata fondavano il raggruppamento di alleanza democratica, proponendosi di avviare il dialogo con le forze moderate del regime. Un primo risultato si ebbe nel nuovo referendum del 1988, indetto da Pinochet poco più di un anno prima della scadenza costituzionale del suo mandato, che ha dato la vittoria al no, del regime. Il dopo regime Pinochet, vide nel 1989 l'elezione di Patricio Aylwin Azócar, al quale nel 1993 succedette Eduardo Frei-Ruiz Tagle. Dal gennaio 2006 il Cile vanta il primo presidente donna in america latina, la socialista Michelle Bachelet.
    (dal web)


    Dolci pezzi di Persia. Paesaggi desertici di grande forza e suggestione. Bellissimi e “altissimi” parchi (Lauca National Park). Città sfruttate (soprattutto dagli inglesi) e poi abbandonate (Humberstone e Santa Laura). Cimiteri lasciati a sé (a Graveyard vicino a Toco). Un’affascinante archeologia industriale collegata allo sfruttamento inglese (Humberstone e Santa Laura). Sono i tanti volti del Cile. Delicata “striscia” di terra che carezza la costa sud-occidentale del Sud America, stretta fra la Cordigliera delle Ande e le onde dell’Oceano pacifico. Il paese, estendendosi nel continente sudamericano, Oceania e Antartide, viene considerato tricontinentale. Come una sonda spaziale sbarcata su un altro pianeta, continuo la perlustrazione. Le tante porte colorate si trasformano in una specie di galleria di quadri a cielo aperto. I riflessi delle finestre rimbalzano da specchio a specchio come saette impazzite. Non sono meno vivaci le pubblicità di mercati o le presenze politiche e religiose, e di alcuni grandi personaggi del paese. Il tutto mi pare un set cinematografico alla Pedro Almodòvar. Se avessi una telecamera un po’ più professionale, inizierei a girare riprese. Improvvisando. Rubando schiamazzi e tovaglie stese. Piazzando qualche cartello di spiegazione ogni tanto, strizzando l’occhio a un epico video di Bob Dylan. Manca solo la fisarmonica, ed è perfetto. Dopo le esperienze nel Mojave Desert californiano, non posso mancare visita al Deserto di Atacama. Sarebbe scortese, e non me la sento di non andare a trovare questo signore sabbioso, situato nella regione di Antofagasta e nella parte settentrionale della regione di Atacama, nel nord del paese. Arrivo a un momento in cui mi sembra di non distinguere più terra e cielo. Reputato il deserto più asciutto della Terra, come i suoi simili, “gode” di un’escursione termica di trenta gradi circa. Inutile vagare alla ricerca di oasi. Qui non ce ne sono. Solo tre millimetri di pioggia l’anno.
    (luca Ferrari, il reporter)
     
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  2. tomiva57
     
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    Isola di Pasqua


    L'Isola di Pasqua (in lingua nativa Rapa Nui, letteralmente "grande isola/roccia"; inlingua spagnola Isla de Pascua) è un'isola dell'Oceano Pacifico meridionale appartenente al Cile.

    Situata a 3600 km a ovest delle coste del Cile e 2075 km a est delle isole Pitcairn, è una delle isole abitate più isolate del mondo. Le sue coordinate geografiche sono 27° 07' S 109° 22' W: la latitudine è vicina a quella della città cilena di Caldera, a nord diSantiago. Il territorio dell'isola si compone di quattro vulcani: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka. Famosi sono i numerosi moai, le statue di pietra che ora si trovano lungo le coste. Dal punto di vista amministrativo, è una provincia a sé stante della regione di Valparaíso del Cile. L'orario standard è sei ore indietro rispetto all'UTC (UTC-6).
    L'Isola di Pasqua è situata sulla dorsale pacificadalla quale prende origine. La costa si inabissa quindi rapidamente nei dintorni dell'isola fino a profondità che possono raggiungere i 3000 metri. A causa delle sue origini vulcaniche l'isola si è formata su di una base basaltica tipica per ledorsali oceaniche e non vanta quindi molte spiagge, ma è invece per la maggior parte distinta da ripide scogliere.
    La sua forma ricorda vagamente quella di un triangolo rettangolo, con una lunghezza massima di 24 chilometri e una larghezza massima di 13 chilometri. Le tre elevazioni principali corrispondono a tre coni di vulcani spenti, ovverosia il Rano Kau, il Maunga Puakatiki e ilMaunga Terevaka. Quest'ultimo raggiunge un'altezza di 509 metri ed è dunque il punto più elevato di tutta l'isola.
    Oltre i limiti meridionali dell'isola, si trovano infine tre isole minori (Motu Iti, Motu Kau Kau eMotu Nui), che sono disabitate. L'arcipelago più vicino all'Isola di Pasqua è l'arcipelago delleisole Austral, con le isole di Tubuai e Rapa.
    A causa della sua posizione, l'Isola di Pasqua presenta un clima subtropicale con temperature medie che si aggirano intorno ai 21 gradi centigradi e con uno sbalzo termico quasi nullo tra una stagione e l'altra. L'isola è quindi esposta per la maggior parte dell'anno all'aliseo, soffiante in direzione nord est.



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    Il cratere di Rano Kao


    L'isola di Pasqua è una isola vulcanica formata sostanzialmente da 3 vulcani spenti, il Terevaka, che costituisce la parte centrale dell'isola, e due vulcani più piccoli il Poike nella parte orientale dell'isola e il Rano Kau nella parte meridionale . Altri testimoni dell'attività vulcanica dell'isola sono il cratere Rano Raraku, il cono vulcanico Puna Pau e le molte grotte vulcaniche inclusi i tunnel di lava. L'isola è inoltre prevalentemente dominata da colate di hawaiite e basalto che sono ricche di ferro e mostrano affinità con le rocce magmaticheche si trovano sulle isole Galapagos.
    L'Isola di Pasqua insieme alle sue isole minori come Motu Nui e Motu Iti è la sommità di un grande cono vulcanico che si erge dal fondo oceanico da una profondità di più di 2000 metri. Questa montagna è parte della cresta Sala y Gómez, una catena montuosa per lo più sottomarina con dozzine di picchi. La cresta è formata dal passaggio della placca di Nazcasopra il punto caldo dell'Isola di Pasqua. L'Isola di Pasqua, Pukao e Moai si formarono circa 750000 anni fa e sono le più giovani di questa catena montuosa marina, mentre l'eruzione più recente risale a poco più di 100000 anni fa.
    Nel corso del XX secolo è stato notato uscire più volte del vapore dalle pareti del cratere Rano Kau. L'Isola di Pasqua dà il nome alla vicina placca tettonica dell'Isola di Pasqua, che a sua volte sorge sulla placca di Nazca.

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    L'Isola di Pasqua con le sue sole 30 specie vegetali indigene è una tra le isole più povere di specie vegetali in tutta l'area del Sud Pacifico. L'isola infatti è situata in una zona lontana dalla costa e in tutta la sua storia geologica non ha mai goduto di un collegamento con la terra ferma, mentre la maggior parte delle correnti oceaniche che interessano l'isola provengono da occidente e non portano pertanto semi dalla terra ferma. Anche il contributo da parte delle specie di uccelli migratori che popolano l'isola è stato modesto.
    Si ritiene perciò che la maggior parte delle piante attualmente presenti sull'Isola di Pasqua sia stata importata dall'uomo. Tale teoria trova inoltre conferma sia nella leggenda locale diHotu Matu, secondo la quale furono gli uomini a portare le piante, che nei diari dei primi europei che visitarono tale isola, secondo i quali la popolazione locale disponeva al momento del loro arrivo già di proprie coltivazioni, che venivano usate sia per il sostentamento umano sia come fonte di mangime animale.

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    Isola di Pasqua al tramonto


    Per quanto concerne invece la vegetazione attuale, essa dovrebbe differenziarsi notevolmente da quella che un tempo ricopriva l'isola. Questa è il risultato di una serie di modifiche apportate dall'uomo nel corso dei secoli. Secondo alcune analisi condotte negli anni passati, l'isola era coperta fino a qualche secolo fa da una fitta vegetazione composta per la maggior parte da palme.; dal 1010 in poi però l'isola subì una progressiva deforestazione, durante la quale, secondo alcune stime, oltre 10 milioni di palme della specie Jubaea chilensis vennero abbattute, favorendo di conseguenza sia l'erosionedello strato fertile di terreno che ricopre l'isola, che la desertificazione di ampie zone, esponendo il terreno al vento e alle intemperie. Tale evento potrebbe essere stato anche causa di una drastica riduzione della popolazione sull'isola..
    A testimonianza delle ampie foreste che una volta ricoprivano l'isola sarebbe rimasto solo loScirpus californicus, una specie di canna che cresce esclusivamente all'interno del cratere diRano-Kao e che una volta veniva usata dalla popolazione indigena per ricoprire le capanne. Per quanto riguarda invece la specie d'albero, il Sophora toromiro, che una volta ricopriva l'intera isola, questa può essere ritenuta estinta, dal momento che esistono solo pochi esemplari al mondo coltivati all'interno di giardini botanici.



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    L'isola di Motu Nui



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    Le specie di felci sull'isola sono quindici, di cui quattro endemiche
    Tra le piante indigene esistenti sull'Isola di Pasqua spicca anche la Triumfetta semitriloba, un arbusto dalle piccole dimensioni che appartiene alla famiglia delle Tiliaceae. Questa è probabilmente, in accordo con alcuni studi, una delle prime piante che circa 35 000 anni fa popolò l'isola. In passato questa pianta veniva utilizzata per tessere le reti dei pescatori.
    Venendo al paesaggio odierno nel complesso, questo è prevalentemente occupato da ampie praterie, popolate perlopiù da Poaceae,Cyperaceae e da Asteraceae, alle quale si aggiungono alcune piante di eucalipto nella zona meridionale dell'isola, frutto di alcuni tentativi condotti negli ultimi decenni di far crescere delle foreste di eucalipto.
    Secondo i diari di bordo, all'epoca della scoperta da parte degli europei, la popolazione indigena avrebbe coltivato all'interno di alcune caldere delle piante di banana, dimostrando una certa abilità nella coltivazione di queste ultime. Infatti il forte vento che spira quasi tutto l'anno sull'isola rende pressoché impossibile la coltivazione di piante sensibili, e ha reso necessario attuare particolari accorgimenti affinché queste piante potessero essere coltivate. Come all'epoca, anche oggi alcune piante di banana vengono coltivate all'interno dellecaldere, che essendo riparate dal vento dispongono di un microclima che favorisce la crescita di questa pianta.
    Come la flora anche la fauna dell'isola ha risentito notevolmente della presenza degli esseri umani e della sua posizione isolata. Secondo delle ricerche condotte negli ultimi anni, l'Isola di Pasqua era abitata da 25 specie di uccelli migratori e da 6 specie di uccelli marini , di cui solamente 7 popolano ancora oggi l'isola.
    I mammiferi che vivono sull'isola quali cavalli, pecore, mucche e maiali sono tutti stati importati dagli uomini, come del resto è avvenuto anche per i ratti, che furono importati in varie fasi della storia dell'isola. Si ritiene che il ratto polinesiano (Rattus exulans) sia stato importato sull'Isola di Pasqua come animale da macello dai primi coloni e che solo successivamente, con la scoperta da parte degli europei, sia stato importato il ratto marrone (Rattus norvegicus), che entrò in competizione con il ratto polinesiano causandone l'estinzione.


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    Per quanto riguarda invece la famiglia dei rettili, l'isola è abitata dalla lucertolaCryptoblepharus egeriae, che sull'isola viene anche chiamata moco. L'animale misura all'incirca una lunghezza di 12 cm e ha un colore marrone chiaro.
    Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la fauna marina non è tropicale o sub tropicale come avviene per molte isole del Pacifico meridionale ed è pertanto relativamente povera. Sull'isola non esiste una barriera corallina. Inoltre le acque intorno all'isola dovrebbero essere popolate da circa 107 specie di pesci, mentre al largo vivono grandi branchi di capodogli. Una possibile spiegazione per l'elevato numero di capodogli che popolano queste acque potrebbe essere dato dalle molte sorgenti sottomarine tuttora attive nei fondali oceanici di quella zona e che favoriscono, con la loro immissione di acqua calda, la prolificazione dei calamari dei quali i capodogli si nutrono. Sempre nelle vicinanze di alcune sorgenti sottomarine, un gruppo di biologi marini ha scoperto nel 2005 una nuova specie di crostacei, che è stata chiamata Kiwa hirsuta.


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    Di particolare interesse è infine una curiosa specie di gasteropode che esiste solamente sull'Isola di Pasqua e sull'isola di Sala y Gómez: la Cypraea englerti, così nominata in onore di Sebastian Englert.


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    La storia dell'isola




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    Foto aerea dell'intera isola


    Prime colonizzazioni


    Al contrario di quello che si può pensare, furono i polinesiani a colonizzare quest'isola, e non i sudamericani, benché questi ultimi fossero più vicini all'isola. L'esploratorenorvegese Thor Heyerdahl, sosteneva che una popolazione bianca proveniente dal Sud America avesse colonizzato la Polinesia e dimostrò che si poteva navigare dal Perù alleIsole Marchesi con una semplice zattera, il famoso Kon-Tiki. In ogni caso studi etimologici della lingua parlata dalla popolazione indigena, ritrovamenti archeologici ed infine analisi genetiche cui sono stati sottoposti gli scheletri degli antichi abitanti dell'isola hanno dimostrato che essi erano polinesiani. Pertanto il contributo di Heyerdahl si limita all'aver egli per primo dimostrato la possibilità di un interscambio tra Polinesia e Sud America.
    Tuttavia nonostante le ricerche storiche condotte in passato la storia dell'Isola di Pasqua è difficile da ricostruire in quanto mancano completamente fonti certe e i primi coloni non hanno lasciato documenti scritti ai quali fare riferimento, dato che questi popoli all'epoca della prima colonizzazione dell'isola non disponevano ancora di una scrittura. Esistono pertanto varie tesi tra loro contrastanti di come sia avvenuta la colonizzazione dell'isola. Esistono sostenitori di una possibile colonizzazione a più ondate avvenuta tra il 1100 d.C e il 1600[13] mentre altri ritengono che essa sia avvenuta in una unica fase tra il 900 d.C. e il 1100.
    Allo sbarco dei primi colonizzatori polinesiani, che i più recenti studi fanno risalire attorno al 800-900 d.C., l'isola si doveva presentare come una immensa foresta di palme. Fino al 1200 d.C. la popolazione rimase numericamente modesta e sostanzialmente in equilibrio con le risorse naturali presenti. In seguito, però, nacque da parte degli abitanti la necessità di costruire i moai, il cui sistema di trasporto richiedeva notevoli quantità di legname. Cominciò pertanto un importante lavoro di disboscamento dell'isola che fu ulteriormente intensificato dopo il sensibile aumento della popolazione dovuto a nuovi sbarchi. Verso il 1400 d.C. la popolazione raggiunse i 15.000-20.000 abitanti e l'attività di abbattimento degli alberi conobbe il proprio massimo di intensità. La riduzione della risorsa forestale provocò un inasprimento dei rapporti sociali interni che sfociarono talora in violente guerre civili. Tra il 1600 e il 1700 d.C., in alternativa al legno divenuto sempre più scarso, gli abitanti iniziano a utilizzare anche erbe e cespugli come combustibile. Le condizioni di vita sull'isola divennero pertanto proibitive per la poca popolazione rimasta, in gran parte decimata dagli scontri interni e dai flussi emigratori.
    A spiegazione della precoce perdita di alberi dell'isola, oggi si sono portate avanti anche ipotesi riguardanti la possibile responsabilità dei ratti del tipo polinesiano (rattus exulans) che colonizzarono al seguito dei polinesiani attorno al 1500 oppure altri ratti che raggiunsero l'isola dopo il 1700 d.C., con gli sbarchi dei primi europei. L'assenza di predatori naturali, permise a questi piccoli mammiferi di moltiplicarsi a dismisura e, considerato che nella loro dieta alimentare entrarono immediatamente anche i semi di palma, si ritiene che abbiano potuto contribuire all'estinzione degli alberi dell'isola.



    La scoperta da parte degli europei


    Il primo ad avvistare l'Isola di Pasqua fu presumibilmente il pirata Edward Davis, che avvistò l'isola a bordo del suo battello Bachelors Delight nel 1687. Non capendo tuttavia di aver avvistato un'isola ritenne di aver scoperto il continente meridionale. Davis non attraccò però mai sull'isola.
    Il primo a sbarcare invece sull'isola fu l'olandeseJakob Roggeveen, che sbarcò su di essa la domenica di Pasqua 1722, motivo per il quale l'isola fu battezzata Isola di Pasqua. Seguì quindi un periodo durante il quale la corona spagnola cercò di espandere a discapito di inglesi e olandesi il proprio dominio nei territori del sudPacifico. Fu quindi l'allora governatore spagnolo del Cile e viceré del Perù, Manuel Amat y Junienta ordinare a Don Felipe Gonzales de Haedo di annettere l'Isola di Pasqua ai territori spagnoli. Gonzales raggiunse l'isola nel novembre del 1770 a bordo della nave San Lorenzo scortata dalla fregata Santa Rosalia. Gonzales cambiò il nome dell'isola in San Carlos e fece erigere in segno della conquista varie croci su tutta l'isola. Negli anni a seguire però la corona spagnola non inviò più altre spedizioni sull'isola perdendo di fatto la sovranità su di essa.
    Dopo un periodo di assenza da parte di spedizioni europee fu James Cook il primo a sbarcare nuovamente sull'Isola di Pasqua il 14 marzo 1774, rimanendo su di essa per soli due giorni prima di ripartire il 16 marzo. Lo stesso capitano riporta nel suo diario che una permanenza di soli due giorni non sarebbero stati sufficienti per carpire tutti i segreti dell'isola. Cook, come molti altri dopo di lui, ritenne di scarso interesse l'isola. Secondo quanto riportato dal suo diario di bordo egli annotó che solo poche isole in tutto il Pacificoerano più inospitali di questa. Ciò nonostante dobbiamo al capitano Cook e al naturalistaJohann Reinhold Forster e a suo figlio Reinhold Forster, che si trovavano al seguito della spedizione di Cook, la maggior parte delle conoscenze che abbiamo sull'isola. Grazie al loro contributo fu elaborata una prima carta geografica che riportava i siti archeologici maggiori. Inoltre in soli quattro giorni furono fatti più schizzi di Moai di quanti non siano stati fatti nei 50 anni seguenti, permettendo al pubblico europeo di ammirare per la prima volta nella storia tali opere in mostre appositamente predisposte in tutta Europa.


    Il viaggio compiuto da La Pérouse nel 1786 durante il quale visitò anche l'Isola di Pasqua
    Nel 1786 fu quindi il momento del conte Jean-François de La Pérouse che, incaricato da Luigi XVI, doveva elaborare delle mappe dell'intera area del Pacifico. Con la scoperta dell'Isola di Pasqua da parte degli europei iniziò contemporaneamente anche uno dei capitoli più oscuri dell'intera storia dell'isola. Spagnoli, inglesi e francesi avevano importato sull'isola varie malattie quali la sifilide e l'influenza che mietevano numerose vittime tra la popolazione indigena. Fu quindi il momento di una serie di razzie da parte di mercanti di schiavi tra il 1859 e il 1861 che deportarono parte della popolazione sull'isola di Chinches di fronte alle coste del Perù. Le deportazioni, le malattie e le faide interne tra gli abitanti dell'isola fece sì che la popolazione continuò a ridursi fino al1877, anno in cui si registrarono soli 111 abitanti su tutta l'isola.

    Storia recente

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    Thor Heyerdahl
    uno dei più noti archeologi a condurre ricerche negli anni cinquanta sull'Isola di Pasqua
    Nel 1866 un ufficiale francese di nome Dutroux-Bornier reduce dalla guerra di Crimea era giunto sull'Isola di Pasqua accompagnato dal suo socio in affari, l'inglese Brander. In seguito a una serie di investimenti riusciti i due acquistarono dalla popolazione indigena ampi appezzamenti di terreno. Bornier si trasferì quindi sull'isola, dando luogo a un piccolo regno il cui sovrano era lui stesso. Egli scacciò la popolazione indigena dai suoi villaggi costringendola a vivere all'interno di un piccolo territorio nella zona occidentale dell'isola che non gli era permesso lasciare e trasformando l'intera isola in un enorme pascolo per pecore e mucche. Tuttavia in seguito alle condizioni disumane a cui sottostava la popolazione indigena, nel 1876 ci fu una rivolta nella quale Bornier venne ucciso. La proprietà dell'isola passò quindi al suo socio Brander che morí di una morte naturale l'anno seguente e quindi agli eredi della famiglia Brander, mentre gli eredi di Bornier nonostante il loro ricorso dinanzi a un tribunale francese ne uscirono a mani vuote.
    Il 9 settembre 1888 l'Isola di Pasqua fu quindi annessa al Cile. Il governo cileno su consiglio del capitano Policarpo Toro, ritenne che l'isola fosse di importanza strategica per il Cile. Toro ratificó quindi il documento di annessione in presenza di 20 capi tribù a bordo delle nave da guerra Angamos. Nei giorni seguenti anche una nave da guerra francese giunse nei pressi dell'Isola di Pasqua con l'intenzione di annettere l'isola, ma riprese nuovamente il largo non appena appreso che l'isola era già stata annessa dal Cile.
    Dal 1895 in poi il governo cileno permise nuovamente l'allevamento di animali sull'isola affittandola a un certo Enrique Merlet, che negli anni successivi acquistò vari appezzamenti di terreno dal governo cileno. Nel 1903 infine egli vendette tutto alla società inglese Williamson-Balfour.
    Nel 1911 fu quindi il momento del Dr. Walter Knoche, un cittadino cileno di origini tedesche, che su incarico del governo cileno stabilì sull'isola una stazione meteorologica e una stazione sismica. Dal 1900 in poi sull'Isola di Pasqua si registrarono una serie di epidemie. Oltre all'influenza e alla sifilide che erano già arrivate sull'isola con lo sbarco degli europei si aggiunse anche la lebbra, che fu probabilmente importata dalla popolazione indigena deportata nei decenni precedenti e che aveva fatto ritorno sull'isola dopo esser stata rilasciata nuovamente in libertà. Su consiglio della società inglese Williamson-Balfour fu quindi fatto costruire un lebbrosario a Hangaroa, dove, secondo testimonianze della popolazione locale, furono relegati anche personaggi scomodi alla compagnia.
    Durante la prima guerra mondiale l'isola fu quindi teatro di alcuni scontri navali che avvennero al largo di quest'ultima. Il 19 ottobre 1914 due incrociatori corazzati tedeschi, SMS Scharnhorst e SMS Gneisenau, raggiunsero un convoglio proveniente dall'Atlantico. L'incrociatore ausiliario tedesco Prinz Eitel Friedrich, affondó nei giorni seguenti dinanzi alle coste dell'Isola di Pasqua il mercantile francese Jean. L'equipaggio del mercantile si mise quindi in salvo raggiungendo l'isola.
    Sempre nel 1914 l'isola fu luogo di violentissimi scontri tra la popolazione indigena e la popolazione cilena dell'isola, che in seguito alla visione di una veggente, si era ribellata per riprendere possesso dell'isola. La rivolta poté esser soppressa grazie all'intervento di una nave da guerra cilena, il cui comandate però espresse preoccupazione vedendo le condizioni in cui versava la popolazione indigena. Su richiesta del Cile la società Williamson-Balfour ritirò il proprio governatore dall'isola che fu sostituito da uno cileno, che avrebbe dovuto almeno teoricamente rappresentare e preservare gli interessi di entrambe le fazioni.
    L'Isola di Pasqua rimarrà quindi dal 1914 fino al 1967 sotto controllo diretto da parte dell'esercito cileno, mentre la formazione di prime strutture democratiche indipendenti non sarà permessa prima della fine degli anni sessanta.
    Nel 1935 giunse il frate cappuccino Sebastian Englert sull'Isola di Pasqua rimanendoci fino alla sua morte nel 1969. Per molti anni Englert fu l'unico prete sull'isola e l'unico che aveva preso a cuore le sorti della popolazione indigena. Englert fondò la prima scuola sull'isola. Sempre a Englert dobbiamo i numerosi reperti archeologici e botanici, inoltre grazie ai suoi numerosi ritrovamenti archeologici poté essere istituito il museo di Hanga Roa ed è sempre grazie a lui che il mondo scientifico ha scoperto l'interesse per quest'isola. Di seguito ci furono numerose spedizioni scientifiche sull'Isola di Pasqua che videro a capo di esse nomi illustri come quello dell'inglese Katherine Routledge, del francese Alfred Métraux o del tedesco Thomas Barthel. Dal 1955 al 1956 anche il norvegese Thor Heyerdahl condusse degli scavi sull'isola.



    Moai

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    I "guardiani" dell'isola

    I grandi busti che si trovano sull'isola vengono chiamati moai. Sull'isola esistono solamente 638moai secondo le ricerche condotte da Sebastian Englert. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo studi più recenti le statue rappresenterebbero capi tribù indigeni morti, e secondo la credenza popolare avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti.



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    Rongorongo



    L'Isola di Pasqua è l'unica nell'area del Sud Pacifico ad aver sviluppato nella propria storia una scrittura propria, chiamata Rongorongo.
    Tuttavia non mancarono anche al riguardo della scrittura indigena forti controversie nel mondo scientifico, e cosí l'archeologo americano Kenneth P. Emory sostenne che le poche tavole scritte scoperte tra il 1722 e il 1868, non fossero altro che imitazioni fatte dalla popolazione indigena della scrittura usata dai primi scopritori dell'Isola di Pasqua.
    Come è facile presupporre, la scritturaRongorongo non fu mai decifrata completamente e per molti decenni rimase incompresa. Fu quindi solo grazie agli studi condotti dal tedesco Thomas Barthel e alla scoperta di una tavoletta che riportava un calendario lunare (oggi conservata nell'archivio dei SS Cuori a Grottaferrata nei pressi di Roma), la cosiddetta tavoletta Mamari, che si poté parzialmente decifrare alcuni simboli.
    In tutto il mondo esistono solamente 26 tavolette scritte in Rongorongo, delle quali solo una minima parte poté essere tradotta.


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    Orongo e il culto dell'uomo uccello


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    Vista su Moto Nui con rilievi dell'uomo uccello scolpiti nella roccia


    In seguito ai cambiamenti all'interno della società e ai cambiamenti ambientali provocati dalla popolazione indigena, si verificò anche uno stravolgimento delle tradizioni e credenza delle tribú indigene che popolavano l'isola. Dal 1500d.C. in poi non vengono più eretti nuovi moai, ma quelli esistenti vengono bensì abbattuti. Cessa quindi anche la venerazione degli avi che fino ad allora rappresentava la tradizione più importante della popolazione indigena. Al posto degli avi si venera ora l'uomo uccello (in polinesiano:Tangata), un essere per metà uomo e per metà uccello.
    Ogni primavera le singole tribù dell'isola sceglievano un guerriero che doveva partecipare al rito dell'uomo uccello, che consisteva nel raggiungere dal santuario di Orongo sulla cima delRano Kao l'Isola di Motu Nui e riportare il primouovo deposto dalla Sterna fuscata. Chi riusciva per primo a riportare un uovo indenne diveniva il nuovo uomo uccello fino alla primavera prossima, quando il rituale veniva ripetuto.
    Quali siano le origini di questo rituale non sono note e ancor meno si sa se la tradizione dell'uomo uccello esistesse già prima del 1500 o sia stata frutto (come alcuni archeologi speculano) di alcune caste di guerrieri, che vollero in tale modo garantirsi una posizione di rilievo. Certo è che su molte isole popolate dai polinesiani si venerava già in passato l'uomo uccello. Si può presupporre quindi che questo tipo di culto abbia origini lontane e che fosse già praticato dalla popolazione indigena prima del 1500 anche se probabilmente in forma minore.

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    Rei Miro

    Il Rei Miro è un pettorale di legno tipico della cultura dell'Isola di Pasqua. In passato questo veniva fatto con il legno dell'albero di Toromiro, ed era decorato alle due estremità da due teste di animali scolpite. Il Rei Miro può sia rappresentare un uccello che un'imbarcazione. Alcuni esemplari riportano anche delle incisioni in Rongorongo e due fori per far passare un piccolo spago, che probabilmente serviva per fissarlo. Quale sia la funzione o il significato di tale oggetto è tuttora sconosciuto.
    Il Rei Miro è anche divenuto il simbolo dell'Isola di Pasqua. Sulla bandiera dell'isola infatti è rappresentato un Rei Miro di colore rosso su sfondo bianco

    Le grotte

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    Il dio Makemake scolpito su di una roccia

    Le origini vulcaniche dell'isola hanno fatto sì che questa disponga di un numero considerevole digrotte. Quest'ultime, formatesi durante la fase finale delle eruzioni, quando i fiumi di magmasotterranei iniziavano a raffreddarsi, furono usate per molti secoli dalla popolazione indigena come luoghi di culto. A testimonianza di tale attività in molte di esse si possono ancora trovare dipinti rupestri e altorilievi, che rappresentano sia l'uomo uccello, che il dio Mache Mache.
    L'esatta collocazione delle singole grotte era un segreto ben protetto dai capi tribù che tramandavano oralmente riti da compiersi e luoghi delle grotte a singoli membri della comunità. Tali grotte venivano poi anche usate per seppellire in alcuni casi i propri morti, come testimoniano ossa umane ritrovate in alcune di queste grotte. Nel periodo delle deportazioni da parte dei mercanti di schiavi tali grotte vennero poi anche usate come nascondigli dove rifugiarsi.



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    Secondo alcune ricerche condotte negli anni passati, si stima che la popolazione dell'Isola di Pasqua durante il suo periodo di massimo splendore nel sedicesimo e diciassettesimo secolo fosse composta da circa 15.000 abitanti. Fu a causa del disastro ecologico causato dalle tribù indigene che la popolazione all'arrivo dei primi europei si ridusse a circa 2.500 abitanti. In seguito alle deportazioni e alle malattie importate da parte degli europei questo numero di abitanti si ridusse ulteriormente fino a raggiungere i 900 abitanti nel 1868. Nel 1877infine un sondaggio demografico rilevò soli 111 abitanti. Questo fu il numero più basso di abitanti indigeni mai registrato in tutta la storia dell'isola. Solo nei decenni seguenti, grazie al parziale miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e grazie al rientro di molti isolani deportati come schiavi, la popolazione dell'Isola di Pasqua iniziò nuovamente ad aumentare, seppure molto lentamente. Secondo il primo censimento demografico condotto dal governo cileno, l'anno dell'annessione dell'Isola di Pasqua nel 1888, l'isola era abitata da 178 abitanti.
    Durante il regime militare in vigore dal 1914 fu proibito lasciare l'isola e di conseguenza la popolazione si stabilizzò. Quando il divieto venne abolito, alla fine degli anni sessanta, non si registrarono tuttavia spostamenti demografici di rilievo. Alla data dell'ultimo censimento, nel2002, l'isola era popolata da 3791 abitanti, un numero quasi doppio rispetto ai 1938 abitanti registrati nel censimento di 14 anni prima, nel 1988. Sempre secondo l'ultimo censimento, oltre la metà (circa 2000) dei 3791 abitanti era autoctona, mentre oltre 2200 Rapanui vivevano sulla terraferma. Complessivamente i cittadini cileni originari dell'isola di Pasqua residenti in Cile erano quindi oltre 4000.

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    da: wikipedia
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