"VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA"!riassunto

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    "VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA"!

    Riassunto

    L’Opera si apre direttamente con una data storica: il 24 maggio del 1863; una domenica in cui il protagonista, il professor Lidenbrock, rientrò in gran fretta nella sua casa d’Amburgo. Aveva fra le mani un preziosissimo libro originale, in lingua islandese, di un autore del XII secolo; si diresse subito nel suo studio e, chiamato Axel, il suo fedele nipote, cominciò a tessere le lodi a quel meraviglioso volume; cominciarono a discutere quando un incidente venne a sviare il corso della conversazione: davanti agli occhi di Axel e del professore scivolò fuori dal libro una pergamena e cadde a terra; su di essa si schieravano caratteri incomprensibili, questi segni bizzarri indussero il professor Lidenbrock e suo nipote ad intraprendere la più singolare spedizione del XIX secolo. Si trattava di un crittogramma in runico, i cui simboli erano disposti su tre colonne e il professore riuscì a ricostruire il testo originale in latino; con un lampo d’intelligenza, Axel trovò anche la chiave per interpretarlo, bastò leggerlo dalla fine all’inizio. Nella traduzione però comparve un nome islandese: Arne Saknussemm, per giunta quello di uno scienziato del XVI secolo; il testo riportava le istruzioni per compiere l’impresa che costui aveva fatto, vale a dire un viaggio al centro della Terra, e il professore lette tali parole non fu capace di trattenere l’entusiasmo e, dopo pochi giorni, era già in viaggio con Axel verso l’Islanda.
    Il 10 giugno arrivarono a Reykjavik, capitale dell’Islanda, e furono ospitati, per alcuni giorni, dal signor Fridriksson, studioso di scienze; il professor Lidenbrock approfittò per indagare sulla vita di Arne Saknussemm ma non trovò nessuna sua opera. Fridriksson gli presentò una guida islandese che avrebbe dovuto accompagnali fino ai piedi dello Sneffels, il vulcano che, secondo il crittogramma, conduceva al centro della Terra; era un uomo di nome Hans, ed insieme con lui stabilirono il giorno della partenza: il 16 giugno. In quei giorni, Axel aiutò suo zio nella preparazione dei bagagli e, quando arrivò il momento prefissato, tutto era pronto ed i tre partirono per il loro incredibile viaggio di cui Hans non sapeva nulla.
    Dopo circa otto giorni di cammino arrivarono al cratere del vulcano, ormai spento da oltre un secolo, e vi si addentrarono; lì il professore trovò una scritta: Arne Saknussemm, quella era la prova che lo scienziato aveva davvero esplorato le viscere della Terra. In quel momento cominciò il loro vero viaggio. Per prima cosa si calarono in un pozzo verticale e si trovarono di fronte ad un bivio: sfortunatamente, scelsero la “strada” sbagliata e dovettero tornare indietro perdendo così alcuni giorni. L’acqua iniziò a scarseggiare, ma grazie ad Hans trovarono un ruscello che chiamarono Hansbach che li accompagnò per tutta la loro spedizione. Il 7 agosto successe una cosa molto strana, Axel guidava il gruppo ma, ad un certo punto, si ritrovò da solo e, per giunta, senza il fiumiciattolo; si sentì perso e per la disperazione svenne molte volte. Dopo alcune ore, sentì suo zio che lo chiamava e cominciò ad andargli incontro; sbadatamente però, finì in lungo tunnel che, per fortuna, lo portò fra le braccia di Hans
    Dopo un giorno di riposo Axel si svegliò e, di fronte a sé, trovò un vasto lago che suo zio chiamò Mar Lidenbrock. Per un po’ di tempo esplorarono le coste trovandosi davanti funghi enormi ed ossa gigantesche; ma il loro viaggio doveva riprendere, infatti, Hans stava terminando una zattera e con essa iniziarono a navigare salutando quella terra da cui stavano salpando con il nome di Porto Graüben, in onore della fidanzata di Axel. Fu proprio lui a cominciare a scrivere un giornale di bordo per annotare le più piccole osservazioni, i fenomeni interessanti e tutti i loro incidenti; una volta provarono a pescare e presero persino un pesce molto strano, ma non era nulla in confronto a ciò che stava per capitare accanto alla loro piccola imbarcazione; si scatenò una vera e propria lotta fra due animali antidiluviani giganteschi che, però, non colpirono la zattera ma la fecero andare più veloce. Passati alcuni giorni di tranquillità, in cui esplorarono un’isola che chiamarono Axel, ecco che si ritrovarono in mezzo ad un uragano che li trascinò via con sé; quando si svegliarono si accorsero che erano vicini ad una sponda del mare, credendo, ovviamente, che fosse quell’opposta, invece non erano molto lontani dal Porto Graüben. Il professor Lidenbrock, seguito da Axel, cominciò ad esplorare quella zona e, nel frattempo, Hans riparò la zattera. Sotto i loro piedi trovarono centinaia di ossa e, fra quello splendido ossario, addirittura un cranio di un uomo dell’era quaternaria, ma più in là un intero scheletro. Il professor Lidenbrock era contentissimo, da molto tempo si scavava per trovare uno scheletro di quel tipo e lui fu il primo a scoprirlo.
    La sua felicità però si moltiplicò quando Axel ritrovò un coltello con due iniziali: A. S.; Arne Saknussemm, infatti, li stava guidando passo per passo e loro iniziarono a cercare una spaccatura fra quelle rocce di granito. Scovarono una sporgenza con inciso sopra il nome di Arne Saknussemm e, chiamato Hans, i tre ricominciarono il viaggio, ma furono interrotti da un masso posto al centro di quella galleria; presero la decisione di farlo saltare con della polvere da sparo, ma si formò una voragine in cui tutto il Mar Lidenbrock si riversò. Tutti e tre si ritrovarono nelle tenebre di un lungo abisso e, non potendo più governare la loro imbarcazione, si lasciarono portare da quella gran quantità d’acqua. Ad un certo punto il professor Lidenbrock si accorse che invece di sprofondare ora stavano risalendo in un canale secondario di un vulcano; fra lo sgomento di tutti, sotto la loro zattera non c’era più acqua ma, bensì, lava incandescente. Era il 29 giugno e, dopo più di due mesi, stavano per abbandonare le profondità della terra; infatti, furono espulsi dalla forza del magma e rividero la luce del sole. Erano finiti sull’isola di Stromboli, ai piedi del vulcano.
    Dopo due giorni erano già in viaggio per Amburgo, per ritornare a casa, dove vennero accolti con sorpresa e lodati per molto tempo; ma, soprattutto, Axel poté riabbracciare la sua piccola Graüben.

    L'ANALISI Jules Verne, chiamando la sua opera “Voyage au centre de la Terre” (titolo originale), ossia “Viaggio al centro della terra”, ha cercato di attirare l’attenzione del lettore su di una cosa fuori dal comune, naturalmente, anticipando cosa avrebbe raccontato nel suo straordinario libro; si può far rientrare questo racconto sia fra i romanzi d’avventura che fra quelli di fantascienza; narra infatti, una strana vicenda di tre persone in un mondo immaginario.

    Personaggi
    I personaggi di questa vicenda vengono presentati in modo diretto dal nipote del protagonista, anche se, alcune volte, attraverso i gesti o le parole delle altre persone viene confermata la descrizione fatta precedentemente. Anche l’inverosimile sembra diventare reale per il Verne il quale, oltre tutto, si avvale non solo della sua grande capacità di ricreare ambienti e paesaggi fantastici, ma anche della sua abilità nel caratterizzare i personaggi in ordine alle avventure che corrono e alle imprese che compiono. Infatti, nessun personaggio poteva essere più adatto, per una simile impresa, del professor Lidenbrock, un fanatico della scienza, metodico, freddo, persino cocciuto, e, bisogna pur dirlo, un tantino fortunato… Ed ecco a fargli da spalla, in un abile gioco di contrasti psicologici, il pavido, fragile, incerto nipote, Axel, trascinato in quella pazzesca impresa dalla furia dello zio. Due figure che si compensano magistralmente per la diversità dei caratteri. Fra i due, spettatore taciturno, c’è il portatore islandese Hans, l’uomo tuttofare, che sbriga i più gravosi lavori sillabando parole incomprensibili. Questi personaggi non sono tipici di un’epoca, né realmente esistiti, sono frutto dell’immaginazione dell’autore che associa il ruolo del protagonista principale al professor Lidenbrock e quello di protagonista involontario ad Axel, che con Hans rientra anche fra gli aiutanti per lo scopo del viaggio. Il culmine della drammaticità della spedizione lo s’incontra nel momento in cui non c’è più nessuna speranza per i tre impavidi viaggiatori che, sprofondando in un abisso senza fine, assetati ed affamati, hanno la fortuna dalla loro parte e riescono a salvarsi.
    Nello scenario fantastico del mondo sotterraneo, questi tre uomini soli, contro una natura avversa e insidiosa, portano in fondo agli abissi una parte della nostra umanità.

    Analisi tecnica
    Si può dire che questo testo sia in realtà una fabula, in cui la serie degli eventi è ordinata cronologicamente, attraverso delle sequenze dinamiche, narrative, ma anche descrittive, e per questo coincide con l’intreccio. La storia è caratterizzata da una durata del tempo coincidente con quella degli avvenimenti, attraverso dei dialoghi; anche se, in alcuni punti, si può trovare un’accelerazione contraddistinta da delle parti riassuntive (per esempio, il giornale di bordo di Axel). Questo testo presenta anche una particolare struttura circolare, infatti, l’opera inizia e finisce sempre nello stesso luogo: Amburgo; esso è un spazio aperto e reale in forte contrapposizione con i luoghi intermedi della storia che, naturalmente, sono tutti chiusi e presi dall’immaginazione dell’autore.
    Il narratore di tutta la vicenda è Axel, il nipote del protagonista, che quindi si ritrova ad essere interno e allodiegetico con la storia. Lui racconta la vicenda sempre in prima persona anche se l’autore, alcune volte, inserisce i punti di vista degli altri personaggi. La forma del discorso dovrebbe essere caratterizzata da una focalizzazione interna, poiché il narratore è un testimone dell’intera vicenda, ma in questo particolare caso è esterna, infatti, Axel riporta le sue parole e quelle degli altri in forma diretta.

    IL COMMENTO
    Il ragazzetto di Nantes che sostava presso il porto fluviale della sua vecchia città e guardava stupito i navigli che attraccavano al molo, carichi di speranza, e ne ripartivano a vele spiegate era segnato da un singolare destino: quello di diventare uno dei più straordinari viaggiatori che siano mai esistiti. Un viaggiatore, se così si può dire, sedentario e tranquillo, perché i suoi viaggi straordinari li fece solo con la fantasia, comodamente seduto davanti allo scrittoio o al caminetto di casa. Ma, non per questo, un viaggiatore meno avventuroso di tanti altri che, a quei tempi, correvano in lungo e in largo mari e continenti. Quel ragazzetto si chiamava Jules Verne. Il “Viaggio al centro della Terra” è del 1864. Esso mette al servizio della fantasia alcune ipotesi scientifiche che erano state proposte dagli studiosi dell’epoca, come quella circa lo “stato liquido” del centro del nostro pianeta, ma esse hanno ben poco rilievo rispetto alla potenza dell’immaginazione dispiegata nel romanzo. L’idea che mi pare maggiormente interessante in questa storia, è la mancanza di antagonisti, infatti, ad opporsi agli eroi ci sono le sole forze della natura, il che, considerando il tipo di impresa, è più che sufficiente. In questo libro sono descritte con ricchezza di particolari molte scene emozionanti. Posso assicurare che questo libro si legge tutto d'un fiato, poiché è ricco di atmosfera e di suggestioni; inoltre lascia nel lettore sensazioni di mistero e di speranza. Il romanzo trasmette un chiaro messaggio sulla speranza che vive in ogni essere umano, sulla amicizia e sulla solidarietà tra le persone.
    Per quanto mi riguarda posso assolutamente affermare che questo libro è molto affascinante e in alcune parti persino divertente; e, già dall’inizio della grande avventura, il romanzo procede per forza propria, conducendo per mano i lettori in un mondo che mai nessuno, prima, avrebbe osato immaginare.


    Gli amici sono l'ingrediente fondamentale della felicità.....
    Il mio amico virtuale è diverso....
    egli non guarda nei miei occhi, egli vede il mio cuore!
    .....forse tu non sai ma quando mi parli,
    quando giochi con me.... quando mi ascolti, quando mi vuoi bene
    eserciti il nobile compito di un amico reale........

     
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