GLI STRUMENTI MUSICALI...PIU' STRANI DEL MONDO..

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    Scacciapensieri

    800px-Marranzano

    Lo scacciapensieri detto anche marranzano (marranzanu in siciliano o malarruni in calabrese) è uno strumento musicale idiofono costruito da una struttura di metallo ripiegata su sé stessa a forma di ferro di cavallo in modo da creare uno spazio libero in mezzo al quale si trova una sottile lamella di metallo che da un lato è fissata alla struttura dello strumento e dall'altro lato è libera.
    Lo strumento si suona ponendo l'estremità con l'ancia libera poggiata sugli incisivi (senza stringere troppo) e pizzicandolo la lamella con un dito mentre si cambia la dimensione della cavità orale per regolare l'altezza dei suoni che può avvenire anche per mezzo di diversi posizionamenti della lingua. L'oggetto dovrebbe diventare un tutt'uno con il corpo del musicista. Attenzione però a non urtare la lamella contro i denti, potrebbe procurare danni permanenti; inoltre, suonare lo scacciapensieri per un lungo periodo danneggia comunque i denti con il rischio di dolori. Per sicurezza, un altro modo per suonare uno scacciapensieri è quello di posizionare l'ancia libera davanti ai denti senza stringerla.
    200px-Scacciapensieri
    È uno strumento diffuso praticamente in tutto il mondo con caratteristiche morfologiche diverse; in Europa e India se ne hanno tracce a partire dal XIV secolo. In Italia è piuttosto diffuso in Sardegna dove è noto come "Trunfa" o "Trumba", ed in Sicilia dove è noto come marranzanu ed è spesso utilizzato per accompagnare le tarantelle. Uno dei più importanti centri di produzione di scacciapensieri era attivo a Boccorio, piccola località della Valsesia, in Piemonte, ai piedi del Monte Rosa. Dal centro produttivo di Boccorio, attivo dai primi anni del '500, nei periodi di massima attività, si esportavano strumenti in America centrale e settentrionale. La diffusione dell'armonica a bocca ha gradualmente ridotto la commercializzazione e la produzione dello strumento. Altro importante centro di produzione in area alpina era quello di Molln in Austria (notizie in Alberto Lovatto, The production of trumps in Valsesia, in Journal of the IJHS, n. 1-2004) Molto interessante è vedere l'uso che se ne fa nelle culture asiatiche dove lo strumento è costituito da una unica lamella di bambù con una lingua mobile molto sottile al centro che viene pizzicata. In queste zone (per esempio nell'altopiano del Tibet), lo scacciapensieri viene suonato contemporaneamente all'emissione di un particolarissimo canto bifonico, tipico di queste regioni. Tale canto prevede l'emissione di due o più suoni vocali che, esaltando gli armonici, vengono prodotti contemporaneamente.
    Lo scacciapensieri moderno si suona in tre modi:
    pizzicando la lamella normalmente e muovendo la lingua (emette vibrazioni variabili accompagnate dal basso suono unico e proprio),
    pizzicando la lamella aumentando contemporaneamente l'estensione della cavità orale,
    sonmarranzano
    pizzicando la lamella respirando contemporaneamente (emette un suono unico senza vibrazioni)

    Lo scacciapensieri non appartiene in maniera esclusiva allo strumentario musicale siciliano. Esso è, infatti, conosciuto e usato in altre aree di cultura musicale tradizionale, anche extraeuropee. Lo scacciapensieri siciliano è costituito da un piccolo telaio di metallo, dove viene fissata una linguetta libera di vibrare ad una estremità. Il suonatore tiene il telaio dello strumento appoggiato ai denti e fa vibrare la linguetta con un dito. Le testimonianze raccolte lo indicano per il passato come tipico strumento del carrettiere. Oggi lo si osserva, invece, nei gruppi folkloristici dove svolge un ruolo musicale solitamente virtuosistico.


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    Ogni giorno è un foglio bianco
    su cui scrivere note di musica, note provenienti dal profondo dell'anima.
    Un foglio su cui soffiare, un sorriso per donargli vita.

    Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima.. l'anima di chi l'ha scritto e di coloro che l'hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.
    ( Carlos Ruiz Zafón )

     
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    Bendir

    bendir

    Il bendir è un tamburo a cornice, originario dell’Africa del Nord, formato da un cerchio di legno, da 40 a 60 cm di diametro, sul quale una pelle di capra è tesa. Nella cornice, di legno, è praticato un foro in cui s’infila il pollice della mano sinistra in modo da tenere lo strumento in verticale. All'interno del BENDIR, sono tese due corde di risonanza (di budello), poste a contatto della pelle tesa, lungo tutto il suo diametro. Il bendir è a metà strada tra il tamburello ed il rullante della batteria. Lo strumento è utilizzato principalmente nel corso di cerimonie religiose. Nei paesi arabi, dove è molto diffuso, è utilizzato anche nelle particolari cerimonie delle sette SUFI. La tradizione SUFI, molto caratterizzata dall'utilizzo della musica, del ritmo e della danza per il raggiungimento di particolari stati della coscienza, racconta di come jellad-ud-in Rumi, completamente assorto nella contemplazione del Creatore e da Lui ispirato, si mettesse improvvisamente a roteare ritmicamente su se stesso, mentre la sua veste, come pure i movimenti delle sue mani, disegnavano una sorta di cerchio nell'aria (gesti che sarebbero divenuti la caratteristica principale della danza sacra dei SUFI RAKH). Il ricordo di questa "visione" e di quel momento d’estasi mistica è celebrato - ancor oggi - nelle danze dei DERVISCI.





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    Shruti Stick

    shruti_stik_metallophone

    Ganesh Anandan suona il bastone Shruti, con Metallophone in primo piano. Il metallofono è costruito con lastre di alluminio e ottimizzato per il sistema Shruti e Partch di accordature Harry.
    preparati archi e effetti speciali:
    Ci sono diversi tipi di preparati ad acquisire una scala specifica. I modi scelti sono in sintonia con l'utilizzo di clip ad alta tensione e singoli ponti mobili posizionati in posizioni specifiche sulle corde. Le loro rispettive posizioni, con riferimento al ferretto bordo sono noti per l'utilizzo futuro per mezzo di tabelle grafiche. Sul lato sinistro del clip, il "vero intervalli" sono sentito colpendo la stessa stringa laterale. Considerando che sul lato destro del clip, si sente il tono inverso della lunghezza della corda vibrante. Questo tono inverso non è sempre un suono chiaro e comprende armoniche strano, enarmoniche, superiore e inferiore parziali. Questi suoni speciali sono spesso usati come percussioni e / o materiale strutturale. Nelle composizioni in cui sono coinvolti due o più giocatori, è indispensabile utilizzare gli stessi tipi di preparati a esattamente lo stesso tasto per tutti gli strumenti.


    Shruti_Stick2
    Il bastone Shruti è uno strumento musicale progettato da Ganesh Anandan. L'idea era di cercare di combinare un santoor (asian martellato dulcimer), con una chitarra elettrica preparata. Ganesh voluto lavorare con diversi tipi di suoni che sono acquisiti da preparati d'archi e ponti mobili. Come percussionista ed esploratore, ha cercato di sviluppare una nuova tavolozza musicale e il lessico da usare e di comporre con. L'idea era di essere in grado di sintonizzare il Stick Shruti a "solo intonazione" o per qualsiasi tipo di tuning, quindi il clip ad alta tensione, ponti mobili e oggetti di tuning costruito. The Stick Shruti è stato nominato dopo che il sistema indiano Shruti (l'intervallo di ottava 22).
    Descrizione generale:
    La Shruti Stick è un piccolo corpo elettrico 12 strumento ad arco (6 e 6 corde chitarra basso). E 'sintonizzato con una varietà di differenti preparazioni principalmente clip ad alta tensione e individuale ponti mobili al fine di raggiungere accordature differenti e di "effetti speciali". Per suonare lo strumento, ha deciso di fissarlo saldamente su un supporto di breve orizzontale permettendo la libertà di entrambe le mani per l'approccio allo strumento percussivamente e in altri modi. Ci sono due custom made pick-up: un costume fatto pick-up magnetico in prossimità del ponte e un custom made trasduttore piezo pick-up verso la fine dado dello strumento.

    Notazione:
    Scrivere musica per questo strumento è un processo evolutivo. Ganesh utilizza una combinazione di grafici ritmico, numeri e aiuti visivi. A volte è difficile da rappresentare sullo spartito scritto tutte le variabili suoni disponibili senza fare il punteggio troppo complicato da giocare. Per semplificare le cose, scrive indicazioni sulla parte superiore del personale ritmiche che mostrano gli oggetti e le tecniche di gioco per ogni pezzo. Ci sono anche partiture grafiche che permettono al giocatore la libertà di scegliere le azioni entro certi parametri, quasi come un gioco da tavolo.

    Comprovisation (composizione + improvvisazione)
    Ganesh Comprovisation usa il termine, che è una combinazione di composizione e improvvisazione. Questi due aspetti sono pertinenti a questo tipo di progetto in cui la composizione prende la forma di disegni che permettono di improvvisazione e di creatività personale. Ogni giocatore è incoraggiato a essere creativi durante la riproduzione di una fase scritta e di trovare le cose così come accadono. La musica che ne risulta non può essere previsto al 100% e il vantaggio è preso da questa situazione interessante che consente di accidenti bello che si verifichi o meno. interpretazione personale è una sorpresa e forse permette ai giocatori di andare in luoghi esuberante se li tiene lì. "Cues" sono utilizzati per tornare a materiale scritto o di un motivo ritmico quando necessario. Questa è una parte interessante di comprovisation e gran parte dei pezzi che ne derivano.




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    su cui scrivere note di musica, note provenienti dal profondo dell'anima.
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    L’Arpa Laser

    harp

    Resa famosa dal musicista Jean-Michel Jarre, ora l’arpa laser può essere costruita da ognuno di noi. I costi sono stephen-hobley-arpa-laser-progetto-wiimotecontenuti: con 400 euro per l’hardware ed altri 13 euro per il progetto, scaricabile sul sito del suo creatore Stephen Hobley , è possibile avere questo singolare strumento musicale in casa.
    I suoni sono prodotti da un sintetizzatore interfacciato su un Wiimote dotato di un proiettore che produce i raggi laser, disegnando nell’aria le caratteristiche corde virtuali, e capta il punto di interruzione formato dalle dita sia in altezza che in lunghezza.
    Si ottengono così le diverse note interrompendo i fasci luminosi e variandone la lunghezza, muovendo le mani su e giù.

    Questo "nuovo" gingillo elettronico, ha visto il "via" tramite il noto musicista Electronic/New Age: Jean Michel Jarre nei suoi concerti, in particolare nel suo LP: Rendez Vous part II.
    Jarre usa occhiali da sole e guanti bianchi non per fare il figo ma perchè il laser usato nella sua arpa è di 500mW e non solo può produrre danni alla retina ma anche bruciature sulla pelle.
    L'arpa laser non emette alcun suono. È basata sull'emissione di luce e sull'interruzione del fascio che giunge ad un fotorivelatore.
    La logica è poi connessa ad un'interfaccia midi, ed il tutto va ad un PC o ad un Synth per l'emissione del suono.
    Ma vediamo com'è fatto. Ci sono tantissimi metodi di realizzazione di questo strumento.
    Basilarmente vi sono due famiglie di arpe laser: quella con frame e quella frame-less. Quest'ultima è quella usata da Jarre per la sua spettacolarità.
    Diciamo subito che normalmente un'arpa laser ha un'ottava o un'ottava e mezza, ma c'è chi si è divertito a costruire arpe laser più complesse.
    Un italiano, Maurizio Carelli, che ha fondato Kromalaser, ha realizzato un'arpa ad un'ottava completa ossia con un laser verde riproduce le note diatoniche e con un laser rosso le alterazioni (diesis, bemolle ). Con i pedali si può suonare l'ottava superiore o l'ottava inferiore o effettuare uno shift di mezzo tono

    Le arpe con un frame, ossia un telaio, una struttura, sono le più semplici da realizzare. Un raggio laser è posto alla base, e viene suddiviso in diversi raggio da sistemi riflettenti generalmente in plexyglass.
    Questi raggi sono intercettati da sensori posti nella parte superiore del telaio.
    Quando il raggio viene interrotto, il fotorecettore apre o chiude il suo contatto interno e dà l'istruzione all'interfaccia MIDI che trasmette questa informazione al Synth o al PC.

    Poi vi sono le versioni frameless e questo complica un po' la realizzazione elettronica, in quanto quest'ultima deve capire quale raggio è stato interrotto..laser%20harp_0
    Ovviamente porre un sensore per ogni laser in modo che con la mano, interrompendolo e riflettendolo alla base, il sistema capisca quale nota suonare, diviene difficoltoso.

    Allora si usa un altro metodo. Un unico sensore di superficie ampia raccoglie il laser. Ma lo split ossia la generazione dei diversi fasci, non è ottenuta attraverso sistemi di rifrazione/riflessione trasparenti, ma facendo effettuare una scansione in aria del raggio stesso.
    La logica, individua quando il raggio viene interrotto e a "quale punto" della scansione era, in modo da rivelare quale nota deve essere suonata.

    Un altro sistema usato è il rivelare, attraverso un'emissione ultrasonica, quale sia la posizione delle mani nell'area laser e quindi individuare quale raggio la mano sta interrompendo.

    Recentemente si è introdotto il sistema ad inseguimento con una telecamera. L'immagine captata dalla webcam, ed inviata ad un PC, viene elaborata e viene rilevato quale raggio è stato interrotto. Questo sistema è stato creato da Rune Foshaug, un musicista appassionato Norvegese.

    Più sofisticato è invece il sistema ad inseguimento pressoché identico a quello che si usa nella console giochi WII. Il sistema insegue i movimenti per capire dove le mani sono e quali raggi laser interrompono.
    ovviamente più complesso è il sistema più costa.

    Il suono dell'arpa laser, come detto: non esiste. Di fatto l'arpa laser invia, attraverso una porta M.I.D.I. delle istruzioni ad un Synth, il quale, con al sua libreria interna, provvede alla generazione del suono.

    In questo video Jean Michel Jarre durante un suo concerto ove ne fa uso. È il brano che ha lanciato l'arpa laser nel mondo.




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    La Nano-Chitarra

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    Tra gli strumenti più insoliti al mondo, merita segnalare l’esistenza di due chitarrefender_mex_gimpossibili. La prima, realizzata dai ricercatori della Cornell University, Ithaca, NY, è del 1977 e riproduce la Fender Stratocaster, il mito per eccellenza tra le chitarre rock. La sua particolarità è che si tratta di una chitarra creata su scala atomica ed è grande più o meno quanto un globulo rosso del sangue. Si tratta di una mera dimostrazione delle potenzialità delle nanotecnologie e, quindi, non suona. La prima nanochitarra capace di emettere suoni tuttavia esiste. La sua realizzazione è stata annunciata di recente dalla American Vacuum Society e nelle sue forme si ispira alla Gibson Flying V


    La nano-chitarra che suona contiene dei cosiddetti “nano electro mechanical systems” (NEMS), una serie di dispositivi le cui dimensioni sono nell’ordine di milionesimi di millimetro ma che, nonostante ciò, sono in grado di funzionare. La nanochitarra di ultima generazione, ben cinque volte più piccola della sua predecessora del ’77, è stata realizzata da Lidija Sekaric, Keith Aubin e Jingqing Huang allo IBM Watson Research Center. Impossibile vederla a occhio nudo (serve un microscopio), figuriamoci suonarla! Per farlo bisogna utilizzare impulsi laser che fanno vibrare le sue corde di silicio di lunghezza variabile tra i 6 e i 12 micrometri e di sezione variabile tra i 150 e i 200. Il suono è ovviamente diverso da quello di una qualunque normale chitarra. Le nano-corde suonano a una frequenza più alta di 17 ottave, cioè vibrano a una frequenza che è Gibson130.000 volte maggiore. Impossibile, quindi, anche da udire. Per poter ascoltare il suono di questo prodigio della nanotecnologia, si deve trasformare elettronicamente in onde acustiche udibili il segnale ottico creato nello spettro di interferenza tra la vibrazione della corda prodotta dal laser e la luce riflessa. La tensione che permette di accordare le nano-corde è data dall’applicazione di una tensione continua ai due estremi. In una chitarra la lunghezza delle corde è variabile premendo le dita in vari punti o tasti; ciò determina le diverse frequenze e, quindi, le diverse note musicali. Nella nano-chitarra, considerate le già minime dimensioni delle sue corde, non è possibile ottenere che una nota soltanto per ogni corda, salvo elaborazioni elettroniche di traduzione del suono, selezionando e amplificando vari armonici di ogni singola nota fondamentale (ascolta il brano “Bugle call”, realizzato su una sola corda e suoi armonici). L’altro brano che vi invito ad ascoltare è “Cagey” (tributo a John Cage), una improvvisazione per chitarra micro-metrica le cui nano-corde sono state colpite contemporaneamente da più fasci laser.

    Sfida nano-tecnologica, chicca per curiosi e momento ludico-musicale a parte, la Cornell University realizza anche altri strumenti miniaturizzati in forma di arpe, vibrafoni, Gibson%20nanapercussioni, tutti destinati a una qualche futura applicazione meno futile, per generare o filtrare, con le loro vibrazioni, segnali di trasmissione, specialmente nei sistemi di comunicazione che viaggiano sulle fibre ottiche.



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    Gli antichi strumenti della tradizione amatriciana

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    Non tutti sanno che Amatrice, oltre a essere la patria degli spaghetti all’amatriciana e meta preferita di tour culinari, è anche fucina di tradizioni popolari che hanno dato vita a strumenti particolari che esaltano gli usi e i costumi locali.
    “Trovare un otre che le note emana di questi tempi è una vera fortuna … l’anima con il corpo esso risana alla gente giovial che si raduna”: scriveva il poeta Blandino Cesarei riferendosi allo strumento classico della tradizione folkloristica della zona compresa tra le province di Rieti e L’Aquila, le ciaramelle amatriciane.
    Dato che di suonatori ne sono rimasti davvero pochi e si sta via via perdendo la memoria storica di questo strumento, c’è chi è sceso in campo per rinnovarne la tradizione e promuoverne la conoscenza.

    Tra questi Giampiero Giamogante intervistato per Comuni-Italiani.it

    Quando nasce la ciaramella?
    Le zone della Conca Amatriciana e della Valle Falacrina, sin dalla notte dei tempi, hanno vissuto di pastorizia e l’uso delle ciaramelle deriva proprio da questo mondo arcaico e primordiale.
    Dovendo dar loro una collocazione temporale, non si può tralasciare il dato che le ciaramelle sono le dirette discendenti della Tibia Latina, in uso presso gli antichi romani.
    Per tali motivi, la nascita di questi strumenti è da situare nel I secolo a.C. , dovuta all’accoppiamento tra canne sonore e l’otre di pecora come riserva d’aria.

    Quali le caratteristiche di quelle di Amatrice?
    Pur essendo molto simili alle zoppe, e a volte da esse ricavate, conservano delle caratteristiche non comuni alle altre zampogne perchè sono le uniche in Italia prive di bordone.

    Antico suonatore di Ciaramelle Amatriciane
    Come si sono evolute negli anni?
    Nel corso dei secoli, queste hanno dato vita a un repertorio particolarissimo, tra i più arcaici del Lazio, che consiste in saltarelli, sonate per la sposa, piagnerecce, crellerecce, camminarecce e serenate.
    Le ciaramelle hanno mantenuto invariato il loro repertorio nei secoli, limitato ma unico.
    Lo strumento di per sé non ha subito modifiche e ciò da un lato ha permesso di conservarne i suoni arcaici, ma dall’altro ne ha causato un isolamento geografico. Non potendosi accompagnare ad altri strumenti, infatti, ne ha limitato la diffusione.

    Come promuoverne la conoscenza?
    Puntando sul recupero dei repertori e sulla loro diffusione, oltre che naturalmente mantenerne l’originalità e la purezza.

    Ci sono aree espositive dedicate a questi strumenti?
    Purtroppo non ce ne sono, fatta eccezione del “Salotto di Cola“, attuale sede dell’associazione culturale “Cola dell’Amatrice” dove sono esposti alcuni antichi esemplari. Il fine stesso di questo sodalizio è quello di recuperare le tradizioni, gli usi e i costumi di un tempo. A tal fine, la rivista edita dall’associazione Fidelis Amatrix, che si occupa di arte, tradizioni, attualità e ambiente, rappresenta un interessante punto di incontro tra chi cerca di rinnovare la memoria storica di Amatrice e la sua cultura popolare.

    Solo ciaramelle?
    Amatrice non è solamente la città degli spaghetti, ma anche un’oasi naturalistica nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso, ricca di riferimenti artistici e culturali.
    Le chiese di San Francesco, Sant’Agostino, Sant’Emidio e Santa Maria di Porta Ferrata, per citare alcuni esempi sono testimonianza dell’importanza artistica e storica che la città ha avuto nel corso dei secoli.

    Come valorizzare la città e la sua storia?
    Probabilmente l’appoggio degli enti locali servirebbe molto per una maggiore diffusione della tradizione, ma credo che il lavoro maggiore debba ricadere sulle spalle degli appassionati che non vogliono far scomparire una storia così ricca e variegata.



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    Cornamusa

    La cornamusa è uno strumento musicale aerofono a serbatoio (o aerofono a sacco).

    2rnu24z Le cornamuse sono strumenti ad ancia caratterizzate da un serbatoio d'aria a forma di sacco. Il sacco è riempito d'aria con la bocca o con un mantice azionato dal braccio dell' esecutore. Poiché le ance sono poste in vibrazione dall'aria che esce dal sacco, l'esecutore può respirare senza interrompere la continuità del suono. Nel sacco, solitamente ricavato da una pelle animale, sono inserite la canna della melodia con i fori per le dita e le canne di bordone prive di fori. La canna della melodia e i bordoni possono essere cilindrici o conici, e hanno un' ancia semplice o un ancia doppia collocata sulle estremità che viene infissa nel sacco. Nell'ancia doppia, le due lamelle di canna sono legate insieme e infisse alla sommità dello strumento. Le due ance vibrano quando l' esecutore soffia nell'apertura fra le due lamelle.
    Già nota ai tempi dell' antica Roma la cornamusa si trova attualmente in Asia, nell' Africa settentrionale e in Europa.

    Di origine popolare antichissima, la cornamusa è uno strumento aerofono ad ancia cornamusesemplice o doppia, costituito da una o più colonne inserite in una sacca di pelle di montone che riproduce una sorta di camera pneumatica. Nell’esecuzione il suonatore tiene l’otre sotto l’ascella e lo comprime col braccio, spingendo l’aria verso le canne. Il termine “cornamusa” deriva dal francese cornamuse, composto di corner, “suonare il corno” e muse che si riferisce allo strumento della cornamusa.
    Questo strumento anticamente era noto col nome di tibia utricularis e nel Medioevo in Inghilterra era utilizzato persino nei conventi. Nel corso dei secoli si diffuse in tutta Europa, in Africa settentrionale e nell’Asia islamica ed in Scozia divenne strumento nazionale con le bande bag-pipe. Una particolarità che la distingue in alcune regioni come l’Irlanda è che la sacca è costituita da un mantice a soffietto (cioè a mano). È inoltre diffusa un po’ dovunque tra i pastori, come strumento d’uso campagnolo.
    La cornamusa viene anche chiamata zampogna (dal latino symphonia, “accordo di suoni”) nelle regioni dell’Italia centro-meridionale ed in Sicilia e da questo termine deriva anche quello di “zampognaro” che si riferisce al suonatore di zampogna.
    Il termine “piva”, invece, è più generico e si riferisce solitamente alla cornamusa ad una canna ad ancia doppia oppure al piffero. C’è anche un modo di dire nel nostro paese, che utilizza questa parola in senso figurato: tornarsene con le pive nel sacco, ovvero senza aver concluso niente, delusi e scornati.
    Una varietà della cornamusa è la musette, di moda nella società francese sei-settecentesca.
    Questo strumento ha assunto particolare importanza in Scozia. La maggior parte di noi associa la cornamusa scozzese (intendendo con questo termine le Highland war pipes) con le parate militari o con i funerali, ovvero con funzioni di tipo pubblico ma ad un esame più attento risulterà evidente la grandezza di una musica tradizionale tra le più ricche e interessanti dell’intero mondo celtico. Sono molti i Paesi del mondo ad avere una tradizione musicale associata alla cornamusa ma è solo nelle Highlands scozzesi che questa tradizione è arrivata a svilupparsi in forme paragonabili alla musica classica.
    La data dell’arrivo della cornamusa in Scozia è incerta, secondo la maggior parte degli studiosi può essere fissata nel corso del XV secolo. La prima attestazione della presenza di una cornamusa in Scozia si avrebbe comunque nel Testament Of Mr. Andrew Kennedy, pubblicato nel 1508. Quel che è certo è che già nel XVI secolo le pipes erano diventate in Scozia uno strumento di “uso militare”.
    2eki1qhPrima dell’introduzione di questo strumento, la musica popolare nelle Highlands si limitava ad alcune canzoni, accompagnate da un tamburo o da rudimentali strumenti a fiato. L’arpa era lo strumento dei nobili utilizzato per le grandi occasioni ma il suono troppo debole ne limitava l’uso agli ambienti chiusi. Al contrario, il possente suono delle bagpipes poteva essere ascoltato anche a miglia di distanza, nelle vallate scozzesi.
    Il rango sociale del piper era, all’interno del clan, particolarmente elevato e l’arte della cornamusa veniva tramandata di padre in figlio. Verso il 1700 fecero la loro comparsa anche i primi piping college: i capi-clan vi mandavano i propri piper a studiare presso maestri particolarmente esperti e competenti. Ripercorrendo a grandi passi la storia delle Highlands, in seguito alla capitolazione della Scozia di fronte alle truppe del Regno d’Inghilterra (Culloden, 1746) , nella Scozia vi fu un vero e proprio tramonto delle tradizioni delle Highlands e il successivo Atto di Proscrizione fu un duro colpo per l’orgoglio e il senso di auto-stima degli scozzesi. Povertà, sovrappopolazione, tasse esorbitanti e l’ostilità della Chiesa inglese fecero il resto. Molti furono gli scozzesi che decisero di emigrare in alcune regioni del nord-America e molti altri andarono ad arruolarsi nei “reggimenti delle Highlands” dell’esercito britannico: ciò contribuì a preservare la musica per bagpipes che correva il rischio di estinguersi. I piper si unirono ai tamburini (drummer) della tradizione militare inglese, dando origine alla military pipe band, fenomeno che vide una vera e propria “esplosione” nel periodo d’oro del colonialismo britannico, ovvero nel corso del XVIII e XIX secolo. Questa rinnovata attenzione nei confronti delle Highland war pipes fu anche la causa indiretta del declino di altri tipi di cornamusa presenti in Scozia, le bellows-blown small pipes (cornamuse a soffietto) e le Border (o Lowland) Pipes.
    Il pibroch è universalmente riconosciuto come “la musica classica per Highland bagpipes”. Il termine gaelico piobaireachd, anglicizzato in pibroch, significa “musica per cornamusa”. Il modo migliore per descrivere un pibroch è probabilmente “un lungo brano strumentale con variazioni sul tema”. Si tratta innanzitutto di musica seria, da riservare per occasioni serie. I tipi più frequenti di pibroch sono lamenti, inni di saluto o musica per chiamare a raccolta il clan. La composizione di questi brani raggiunse il massimo splendore durante il XVII e il XVIII secolo.
    La cornamusa vive oggi in Scozia un periodo di grande popolarità e la ceol beg, la piccola musica fatta di jig, reel, marce, strathspey e hornpipe riscuote il massimo successo presso il pubblico scozzese. Il circuito delle competizioni impegna in modo continuativo il calendario delle principali pipe band, bande musicali che negli ultimi anni hanno del resto di gran lunga modernizzato il proprio approccio alla musica per cornamusa.
    In Irlanda la cornamusa fece la sua comparsa presso le classi popolari alla fine del XVII secolo o agli inizi del XVIII secolo. In origine essa era uno strumento prodotto a livello artigianale, con pochi arnesi e umili materiali e la sua sonorità era molto più dolce di quella della grande cornamusa, per merito della sua ancia doppia, di struttura meno rigida. Nel corso del XVIII secolo, ai due bordoni con cui era stata inizialmente concepita se ne aggiunse un terzo. Il passaggio da una cornamusa “a bocca”, ad un tipo fornito di mantice laterale che faceva le veci dell’insufflazione fornita dalla bocca dello strumentista, si verificò in Irlanda come anche in Francia, dove esisteva la musette de cour, piccola cornamusa di origini aristocratiche diffusa nel XVII secolo, che divenne molto popolare nel corso del XVIII secolo ed influenzò senz’altro la nascita delle uilleann pipes irlandesi.
    Anche in Irlanda, come in Scozia, dopo un periodo di disinteresse che risultò quasi fatale, le uilleann pipes sono tornate oggi ad essere lo strumento tradizionale e popolare per eccellenza; la loro musica si è andata diversificando notevolmente e sembra che le uilleann pipes si stiano gradualmente conquistando il ruolo di nuovo simbolo dell’Irlanda, e sono utilizzate per evocare questa nazione anche nelle pubblicità televisive e radiofoniche per vendere qualsiasi tipo di prodotto. E’ inoltre possibile trovare, attualmente, numerosi gruppi rock che hanno deciso di integrare le uilleann pipes nelle loro formazioni e nella loro musica: i Tua Nua sono stati in tal senso tra i primi ed i più famosi, seguiti dal gruppo Cry Before Dawn e molti altri meno conosciuti.
    Il suonatore di cornamusa rimane comunque un solista nell’animo e, probabilmente a causa della complessità del suo strumento e alla dedizione che richiede, arriva a venerarlo. Proprio ogni singolo esemplare utilizzato dagli esecutori più amati, diviene spesso punto di partenza e oggetto di animate conversazioni sul nome dell’artigiano che l’ha costruito, su qualità e difetti dello strumento, sulle ance utilizzate, sui piccoli segreti svelati sulla sua storia o sullo stile preferito del musicista.
    Laura Mancini




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    STRUMENTI MUSICALI

    Bodhrán

    484px-Bodhran_player

    Il bodhrán (IPA [ˈbɔːrɑːn] o [ˈbaʊrɑːn]; al plurale bodhráns o bodhráin) è un tamburo a cornice Irlandese, usato soprattutto nel repertorio della musica popolare irlandese.
    Il bodhrán ha la forma di un cilindro sottile, dotato di un'intelaiatura circolare di legno dal diametro variabile tra i 10 e i 26 pollici (da 25,4 a 66 cm) - quelli più comunemente usati sono da 16 o 18 pollici. Il fianco del tamburo è profondo da 9 a 20 cm. Una pelle di capra, talvolta di asino (oggi spesso sostituita da pelli sintetiche o anche da pelle di canguro) viene tesa e fissata su un lato dell'intelaiatura. L'altro lato dell'intelaiatura è scoperto: il suonatore introduce una mano nell'apertura per sorreggere il tamburo e controllarne timbro e intonazione.


    Retro di un bodhrán microfonato e dotato di barre incrociate
    800px-BodhranMitKreuzBackA volte all'interno del bodhrán vengono fissate una o due barre incrociate che servono a sostenere lo strumento. Alcuni strumenti professionali hanno un sistema di intonazione meccanica simile a quelli usati nei tamburi della batteria.
    Il bodhrán viene suonato percuotendolo con un piccolo mazzuolo di legno arrotondato ad entrambe le estremità, che il suonatore tiene tra pollice ed indice. Il timbro del bodhrán è grave e trova il suo massimo impiego nelle danze a tempo veloce, tipicamente i reel.

    Origine del nome
    Tra le diverse possibili derivazioni del nome si hanno le seguenti:
    Bodhranbodhrán avrebbe avuto il significato letterale di vassoio di pelle
    il nome potrebbe derivare dalla parola gaelica bodhor che significa dal suono morbido o sordo (in Nicholas Driver, "Bodhran & Bones Tutor", 1978, Suffolk, pubblicato dall'autore)
    il nome potrebbe derivare dalla parola gaelica bodhar (sordo)

    Derivazione dello strumento
    Il bodhrán è entrato nella strumentazione della musica irlandese in un periodo relativamente recente, soppiantando completamente il tamburello. Strumenti di struttura simile si ritrovano praticamente in tutte le culture. La forte somiglianza con alcuni tamburi in uso nell'esercito spagnolo ha suggerito l'ipotesi che l'introduzione del bodhrán possa essere avvenuto ad opera di irlandesi che avevano prestato servizio in tale esercito (cosa che accadeva abbastanza di frequente), o che avevano frequentato ex-coscritti incontrati a bordo di mercantili
    Altri hanno suggerito che il bodhrán derivi dai vassoi di pelle usati anticamente per trasportare la torba. Uno strumento in tutto simile al bodhrán e chiamato "riddle drum", osservato da Peter Kennedy nelle contee Inglesi del Dorset e del Wiltshire, suggerisce una derivazione comune, anche se non è facile dire quale possa essere stato l'antecedente.

    Diffusione del bodhrán
    Non si hanno riferimenti al bodhrán prima del XVII secolo; lo strumento in sé rimase praticamente sconoscliuto fino agli anni 1950, quando il rinnovato interesse per la musica irlandese lo fece conoscere ad opera di artisti quali The Clancy Brothers.
    Negli anni 1960, gruppi come i Ceoltóirí Chualann e The Chieftains fecero conoscere notevoli specialisti di questo strumento. Negli anni 1970 il bodhrán era ormai ben conosciuto, anche ad opera di virtuosi come Robin Morton (di The Boys of the Lough), Peadar Mercier e Kevin Conneff (The Chieftains), Christy Moore (Planxty) e Johnny "Ringo" McDonagh (De Danann)
    Benché tradizionalmente associato all'Irlanda, il bodhrán ha trovato impiego nella musica popolare di altre regioni, e nella musica celtica in generale, soprattutto in Scozia, Cape Breton e Terranova. Nella musica popolare della Cornovaglia è in uso una versione di bodhrán chiamata crowdy crawn.

    Tecnica
    Il bodhrán si suona da seduti con lo strumento poggiato su una coscia (di solito la sinistra). La mano è infilata all'interno dello strumento, e controlla la tensione della pelle (e quindi l'intonazione dello strumento). Questa cambia comunque in relazione alla temperatura e all'umidità presente nell'aria che può tendere o rilassare la pelle, perciò un esperto suonatore di bodhrán si riconosce per la capacità di portare e mantenere lo strumento alle condizioni ottimali inumidendo, o asciugando, a seconda dei casi, la pelle stessa.
    La mano destra percuote lo strumento usando una bacchetta tornita e arrotondata alle estremità, chiamata "tipper", "beater", o "cipín", anticamente ottenuti da un osso di foggia appropriata, e oggi costruiti di legno duro; si usano anche bacchette a forma di spazzola. Esistono diversi stili, associati alle diverse regioni d'Irlanda: uno dei più popolari, quello di County Kerry usa entrambe le estremità del tipper; lo stile di County Limerick ne utilizza invece una sola estremità.
    John-Joe Kelly, dei Flook, è uno dei principali esponenti dello stile detto "top-end" che usa strumenti piccoli, con una pelle più sottile preparata allo stesso modo di quella di un Lambeg drum (il tamburo da parata irlandese). Gli strumenti usati in questo stile non hanno in genere le barre d'impugnatura, per permettere una migliore azione di modulazione a carico della e la percussione viene effettuata essenzialmente sulla parte superiore, con un'azione più melodica. Questo stile si attaglia bene al suono di un grupo come i Flook, noti per i loro arrangiamenti ed espressività, ma può contrastare troppo con l'atmosfera più libera dei set meno formali, a meno che il suonatore non sia un buon improvvisatore.
    L'uso del bodhrán in ambiti non tradizionali e nella world music in generale, ha poi portato strumentisti come Lorcan Mac Muiris, Glen Velez, John Bergamo a esplorare sullo strumento tecniche percussive derivate dalle tradizioni jazz, europee, africane e asiatiche.





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    Strumenti Musicali

    Uilleann pipes

    Le uilleann pipes sono uno strumento tradizionale irlandese. È un tipo di cornamusa 476px-Cillian_Vallely_on_Uilleann_Pipescostituita da un mantice collegato ad una sacca mediante un tubo (in inglese "pipe") che a sua volta alimenta un chanter sul quale è innestata un' ancia doppia. Diversamente dalla cornamusa scozzese che è suonata mediante l'aria emessa dalla bocca, in questa cornamusa l'aria è introdotta attraverso un mantice assicurato intorno alla vita ed azionato con il braccio destro; il mantice non solo solleva il suonatore dal mantenere la pressione costante soffiando nella sacca ma permette di utilizzare aria più secca riducendo quindi gli effetti negativi dell'umidità sulla durata dello strumento e sull'accordatura. Un'altra differenza è data dal fatto che le uilleann pipes sono suonate in posizione seduta.
    Le uilleann pipes si distinguono dalle altre cornamuse per un suono più dolce ed una maggiore estensione della scala; inoltre il particolare insieme di chanter, bordoni e regolatori (tipicamente tre tubi supplementari simili al chanter inseriti nella sacca e dotati di chiavi) permette di suonare, oltre alla melodia, semplici accordi ed un accompagnamento ritmico.

    Accordatura
    Lo strumento è accordato di solito in tonalità di Re ma ne esiste una versione (detta "flat"), accordata in Do. La tonalità generale è determinata dalla lunghezza del chanter, gli altri pezzi dello strumento che i bordoni ed i regolatori sono accordati sulla stessa chiave del chanter. Un chanter lungo circa 362 mm produce una nota vicina al Re sopra il Do centrale del piano (con il La regolato a 440 Hz come nella versione "concert pitch"). Le moderne cornamuse "concert pitch" sono di invenzione relativamente recente, sperimentate da fratelli Taylor di Drogheda in Irlanda poi trasferitisi a Filadelfia, Stati Uniti, a cavallo fra il XIX ed il XX secolo. Le cornamuse "concert pitch" hanno tubi di sezione più larga e fori più grandi rispetto alle precedenti "flat" e hanno quindi un maggiore volume di suono anche se non raggiunge il livello delle cornamuse scozzesi. Furono sviluppate per poter essere utilizzate proficuamente negli auditorium più grandi che si trovavano negli Stati Uniti; attualmente è questo il tipo più utilizzato di uilleann pipes anche se molti esecutori preferiscono il suono più pieno del tipo tradizionale a foro stretto, che esiste in tonalità dal Re fino al Do#, Do e Sib fino al Si.
    Il suono delle uilleann pipes è sensibile alla pressione applicata alla sacca, ai cambi di temperatura e di umidità e all'abilità del suonatore: anche il migliore degli esecutori deve ritoccare e affinare periodicamente l'accordatura durante l'esecuzione. Le uilleann pipes sono suonate spesso assieme ad altri strumenti, in particolare il flauto e il bodhrán, il tamburo irlandese. Oltre alle formazioni tradizionali, i maestri dello strumento possono suonare in concerto con un'intera orchestra sinfonica. Come gli organi a canne, le uillean pipes sono accordate non secondo l'"even temperament" ma piuttosto con la vera intonazione in modo che il chanter ed i regolatori possano miscelarsi dolcemente con i tre bordoni.

    Varianti dello strumento:Lo strumento da apprendimento
    800px-Uilleann_pipes-practice_setUillean pipe - insieme per principiante
    Imparare a suonare le uilleann pipes è assai complesso e, in genere, i principianti cominciano con il "practice set" (strumento da apprendimento). Questo è costituituito da:
    la sacca
    i mantici
    il chanter
    Il chanter è disponibile in varie tonalità: dal "concert pitch" in Re a passi di mezzo tono fino al Si, quest'ultimo è chiamato "flat set" (come ogni configurazione al di sotto del Re).
    Per cominciare a suonare le uillean pipes, l'apprendista piper deve padroneggiare l'uso dei mantici, con cui occorre mantenere una pressione costante dell'aria nella sacca e contemporaneamente suonare. I principianti normalmente utilizzano il "practice set" per circa un anno prima di passare all'"half set". Nonostante il nome, il "practice set", chiamato a volte "goose" è utilizzato anche dai professionisti quando occorre utilizzare soltanto il chanter per suonare con altri musicisti sia durante le esibizioni, sia per le registrazioni.

    Lo strumento intermedio
    L'"half set" è lo stadio successivo al "practice set". Come gli altri tipi di cornamusa, le uillean pipes utilizzano i bordoni costituiti da uno o più tubi che accompagnano la melodia data dal chanter con una nota costante di pedale. Le cornamuse in genere sono dotate di tre bordoni:
    il bordone tenore, che dà il suono più acuto
    il bordone baritono di altezza intermedia
    il bordone basso che dà il suono più grave, un'ottava sotto la nota più bassa del chanter
    I tre bordoni sono connessi alla sacca mediante un "common stock". Quest'ultimo è un cilindro cavo di legno fissato alla sacca con un laccio spesso. I bordoni si fissano al "common stock" come i regolatori. Il common stock e i bordoni sono tenuti appoggiati sulla coscia destra. Negli altri tipi di cornamusa i bordoni sono tenuti sopra la spalla, rivolti verso l'altro, appoggiati sul braccio destro o sinistro e lasciati pendere davanti allo strumento, secondo le varie tipologie costruttive.
    I bordoni posso essere disattivati mediante una chiave connessa al common stock. Il "piper" (suonatore di uilleann pipes) è in grado di attivare e disattivare i vari bordoni in modo indipendente uno dall'altro (applicando un po' più pressione sulla sacca e chiudendo l'estremità del bordone) o tutti insieme usando questa chiave. Questo rende lo strumento più versatile e utilizzabile non solo come "half set" ma anche come "practice set" per esercitarsi sull'uso dei bordoni. I bordoni, a differenza del chanter e dei regolatori, utilizzano un'ancia semplice.

    Lo strumento completo
    Il "full set" è, come dice il nome, lo stadio più completo (e complesso) delle uilleann pipes. Questo è costituito da un "half set" con l'aggiunta di tre "regolatori". Questi sono tre chanter chiusi fuoriuscenti anch'essi dal common stock. Il regolatore è dotato di chiavi (cinque per il tenore e quattro per il baritono ed il basso) per accompagnare la melodia data dal chanter con accordi (limitati) o note singole per enfatizzare e sostenere note specifiche. I regolatori sono aggiunti al common stock: il tenore ed il baritono sopra i bordoni mentre il basso è sul lato del common stock (posto verso il ginocchio del piper). Occorrono almeno tre anni prima di cominciare a suonare l'insieme completo poiché è difficoltoso suonare la melodia, pompare sui mantici, tenere una pressione costante nella sacca e suonare i regolatori contemporaneamente. I regolatori naturalmente non possono essere usati con le dita o con entrambe le mani quindi sono utilizzati con il palmo della mando destra. Alcuni suonatori aggiungono un ulteriore regolatore in chiave di Fa chiamato "doppio basso". I regolatori utilizzano un'ancia doppia come il chanter.

    Il chanter
    Il chanter è il componente principale delle uilleann pipes. È usato per suonare la melodia. Il chanter delle uilleann pipes è diverso da quello di ogni altra cornamusa. Ha nove fori (in chiave di Re): Re basso, Mi bemolle, Mi, Fa#, Sol, La, Si, Do#, Re minore. Molti chanter sono adattati con sei o sette fori per permettere di suonare tutti i semitoni della scale. Il chanter è posto sul ginocchio destro in modo da poter chiudere il foro posto in basso (di solito con una striscia di pelle posta sul ginocchio chiamata "popping strap" per poter chiudere efficacemente il flusso d'aria o altrimenti con una valvola azionata dalla forza di gravità). Per ottenere il Re basso il channter è sollevato dal ginocchio. Per tutte le altre note (tranne che per alcuni effetti particolari o per variare volume e tono) il chanter è tenuto appoggiato al ginocchio. Per ottenere l'intera scala cromatica, possono essere utilizzati incroci di dita o chiavi ausiliarie. Una caratteristica del chanter è che può produrre note in staccato perché il piper può chiuderlo da sotto, un'altra caratteristica è il grande intervallo di timbri differenti che può essere ottenuto sia con le dita che sollevando il chanter dal ginocchio, questo da alle uilleann pipes una dinamica maggiore che alle altre cornamuse. È possibile ottenere anche un vibrato battendo col dito sotto la nota aperta del chanter. La nota più bassa è possibile suonarla in due "modalità": "Re dolce" e "Re duro". Il Re duro è più forte e stridulo che quello normale e si ottiene applicando una pressione leggermente maggiore sulla sacca e dando un colpetto col dito su una nota più alta di quella che si sta suonando. Il re duro è usato molto spesso. Il chanter utilizza un'ancia doppia molto complessa, simile a quella del fagotto. Diversamente dal fagotto e dagli altri strumenti ad ancia, l'ancia delle uilleann pipes dev'essere fabbricata in modo da produrre accuratamente due ottava intere accuratamente senza la possibilità di regolazione fine possibile con le labbra; solo la pressione della sacca e le dita possono essere usate per mantenere la corretta intonazione di ogni nota. È questo il motivo che rende così difficile fabbricare le ance per il chanter. Queste ance spesso sono chiamate "la disperazione del piper" per via della difficoltà di manutenzione e di regolazione sia per i regolatori che per il chanter.

    Origine del nome
    All'inizio del XVIII secolo erano le "ionion pipes", forse per denotare l'unione dei chanter drones con i regolatori ma il nome in seguito è caduto in disuso. Il termine "uillean" cominciò ad essere utilizzato nel XIX secolo, la pronuncia corretta è "illen". L'uso di "uillean" è forse anche questione di ribellione al termine "union" per la sua connotazione con l'Act of Union del 1800.
    Henry Grattan Flood, uno studente di musica irlandese, sosteneva che il termine "uillean" deriva dalla declinazione ablativa della parola irlandese per "gomito": uillin (cioè "con il gomito"). Citò a questo proposito anche Il mercante di Venezia di Shakespeare pubblicata nel 1600 (atto IV, sezione I, 1.55) in cui appare il termine "wollen pipes".
    Breandán Breathnach dimostrò che sarebbe stato difficile spiegare l'anglicizzazione della parola 'uillin' in 'wollen' prima del XVI secolo (quando lo strumento non esisteva ancora) e quindi il suo adattamento a 'union' due secoli dopo. È più probabile che il termine sia dovuto al fatto che molte delle prime cornamuse erano costruite con pelle di montone con la pelliccia ("wool") attaccata.



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    Serpentone (strumento musicale)

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    Il serpentone è uno strumento musicale della famiglia degli ottoni, di sagomatura bislunga, dotato di bocchino e di canneggio finemente traforato, e viene chiamato così a causa della sua caratteristica forma a serpentone.

    Storia
    180px-Serpentone_1975Il simpatico e fortunato serpentone nasce nella Francia del XVI secolo, quando un bottaio di Liegi cercò di realizzare un contrabbasso. Il tubo era realizzato con due mandibole di legno di castagno tenute insieme da una stretta legatura realizzata con strisce di cuoio, grazie alla pratica allora detta bondage. All'estremità superiore (normalmente realizzata in tubo metallico o in zanna d'elefante) vi era un profondo bocchino in corno o avorio. Lo strumento veniva decorato con borchie d'oro e di ferro, e, nei casi estremi, con filo spinato. La curvatura a serpente permetteva di sostenere lo strumento tra le ginocchia dell'esecutore in ogni posizione possibile, e di raggiungere agevolmente i sei fori per le dita, e, occasionalmente, di cucinare mentre suonava.
    Un'immagine del serpentone si trova nelle stampe di Gabbinetto Harmonnico pieno d'Instromenti di Filippo Bonanni (Roma, 1723), di facile reperibilità.
    Detto strumento veniva utilizzato come basso musicale per accompagnare i cori e nella musica da camera, in quella ecclesiastica, nei cori a cappella, in quelli sinfonici, nei ricercare, nei busillis armonici, nei salterii, e tutto grazie all'ampia estensione, alla flessibilità del suono ed alla possibilità di eseguire tutti i gradi cromatici, tutti gli abbellimenti e di riempire ogni lacuna e ogni vuoto della tessitura non solo orchestrale.
    Questa versatilità e flessibilità si perse nel corso degli anni, e il serpentone scomparve misteriosamente da tutte le orchestre alla fine del secolo decimonono, durante una notte di tempesta, lasciando un biglietto misterioso.

    Le chiavi, le manovelle, i tricchetracche e i macinini lo differenziano evolutivamente dal serpentone primitivo e lo individuano come specie domestica.
    Per alcuni trilustri si tentò il rimpiazzo del serpentone con il basso tuba, il trombone, il corno inglese e persino il mai troppo citato controfagotto.
    Oggi il serpentone è stato riscoperto per l'esecuzione del repertorio antico, ma a causa dell'assenza degli esecutori (serpentonisti e serpentesi) gli strumenti vengono affidati soprattutto ai trombonisti, che li trattano con amore, rispetto, dedizione e abnegazione ammirevoli, per l'ammaestramento delle giovani generazioni.

    Varianti
    Il serpentone organico è una variante del serpentone comune, realizzata con 125px-Serpentone_volante-1l'impiego di pitoni e, più raramente, di anaconda. Molti valenti strumentisti sono morti avvelenati nel tentativo di realizzare questo ingegnoso strumento, e altrettanti esecutori nell'utilizzarlo. Tale strumento fu inventato ad Auxerre nel 1590 da Edme Guillame, canonico della cattedrale di Auxerre, dietro la richiesta del vescovo di Auxerre.
    Un'altra variazione del serpentone è l'Ophicleide (od oficleide) ovvero il serpentone a chiavi: altro non è che un serpente molto grande, meccanizzato, che va caricato con un complicato sistema di chiavi. L'oficleide avrà comunque un breve utilizzo dovuto all'invenzione della Tuba, priva di denti velenosi.
    Inutile dire che, a causa del pericolo che il suo uso comporta in tutte le sue varianti, il serpentone è ritenuto concordemente uno degli strumenti musicali di più difficile esecuzione.

    In ambito sociologico, alcuni commentatori hanno parlato di serpentone ecclesiastico per il il serpentone primordiale e di serpentone militare per , costellato di medaglie e infilzato da un'asta sottile.

    Apparizioni nella musica
    Berlioz, naturalmente. Nella Sinfonia Fantastica. E nelle sue colossali, monumentali, ciclopiche Messe da Morto.
    Ma anche Rossini e Verdi si lasciarono tentare dal serpentone, ch'essi introdussero ove fosse necessario evocare atmosfere d'antichi anacronismi.
    Il serpentone compare comunemente nella musica sacra del periodo protobarocco. Alcuni fossili ottimamente conservati di musici che reggono serpentoni sono stati individuati negli strati geologici di quel periodo.
    Più di recente, un gruppo di melomani si è prodotto in una serie di pezzi musicali collettivamente ribattezzato "Il canto del serpente".

    Hanno detto del Serpentone (Detti, Contraddetti e Sopraddetti)


    “Era sciamato il serpentone pecché era capasce di sonuare le scalie.”
    - PDQ Bach
    “Il bisogno di suonarlo non è un segno di talento. ”
    - Garrison Keillor, sul serpentone e i suoi esecutori
    “Questo compositore ha stabilito che il serpentone suona come "un ciuchino con problemi emotivi". ”
    - David Raskin
    “... e c'era suo zio che aveva tentato di suicidarsi chiudendosi la testa dentro una borsetta, e poi c'era suo padre che suonava l'oficleide e morì pazzo come fanno tutti quanti...”
    - Virginia Woolf (dalle Lettere Scelte a Vanessa Bell, 1916)

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    Strumenti Musicali Igbo, Nigeriani, Africani.....

    La Musica Igbo (Igbo: Egwu nkwa ndi Igbo) è la musica del popolo Igbo, che sono gli autoctoni della parte sud-orientale della Nigeria. Gli Igbo tradizionalmente fanno molto affidamento agli strumenti a percussione come il tamburo e il gong, che sono popolari per la loro innata capacità di fornire una gamma diversificata di tempo, il suono e il passo. Musica Igbo è generalmente vivace, allegra e spontanea, che crea una varietà di suoni che permette al popolo Igbo di inserire la musica in quasi tutte le sfaccettature della loro vita quotidiana: riti, manifestazioni spirituali e culturali e nascita di bambini e funerali. Oggi, questi strumenti musicali sono utilizzati anche per accompagnare i cori della chiesa.

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    "IGBA" o "NKWA" (Tamburo cilindro)


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    L'IGBA (tamburo-cilindro) è un pezzo di legno cavo coperto da un lato con pelle d'animale tenuto stretto con dispositivi di fissaggio. L'artista si porta sulle spalle con l'aiuto di una tracolla.
    L'artista produce il suono battendo sulla pelle di animale con le dita o la combinazione di una serie di dita e un bastone speciale. Il tamburo-cilindro accompagna danze, canti, cerimonie religiose e laiche, e le sue melodie sono state conosciute per dare segnali speciali per una buona notizia e una cattiva notizia.

    L'EKWE (tamburo da fessura) è un tronco d'albero (bamboo, palma, pera, ecc.), 123oaxjscavato per tutta la sua lunghezza da due cavità rettangolari alle estremità e una fessura orizzontale che collega la cavità. La dimensione della fessura-tamburo dipende dal suo uso e significato.
    Il suo significato include l'uso come strumento musicale al incoronazione, eventi culturali e rituali. I diversi suoni del tamburo servono per convocare i cittadini nei palazzi del Re, o nelle piazze. Il ritmo forte della tamburo dà segnali speciali per inondazione, incontri, annunci di incendio, furto e altre emergenze.

    OGENE" (il Gong)
    Questi strumenti sono un'altra parte importante della musica Igbo. Anche se non così importante come il tamburo, questi strumenti forniscono ritmo tanto necessario jpge di accompagnamento.
    I gong più importanti sono "Olu" e "Ogene". "Olu" è un gong di grande dimensione, circa un metro e mezzo di lunghezza. "Ogene" è più piccolo gong ed è di circa venticinque centimetri di lunghezza. "Olu" e "Ogene" si suonano sono battendo ritmicamente la base di questi strumenti in cadenza con il resto del complesso. "Ogene" è usato principalmente per complementarsi con tamburi e altri strumenti a percussione. E' anche molto utile per aiutare i ballerini a cordinare i loro movimenti e gesti. "Olu" produce un suono molto distinto ed è principalmente usato per mettere in guardia la comunità di pericolo o come una richiesta di attenzione in caso di un annuncio importante.
    Sono stati fatti originariamente in bronzo, ma, in tempi moderni, sono realizzati principalmente in metallo comune come superficie sporgente in forma di corona ellittica, e affusolata come un tronco alla sua gestione.

    "OJA" (Flauto)
    "OJA" (flauto) è un pezzo di legno progettato con una cavità interna, la parte superiore ha un ampia apertura per adattarsi alla forma del labbro inferiore umano, un piccolo foro sul fondo e due fori più piccoli sui lati opposti, vicino alla parte superiore.
    L'artista soffia i suoni musicali attraverso l'ampia apertura, pur ponendo il pollice e l'anulare contemporaneamente sui due piccoli fori per controllare il ritmo. Il foro inferiore, che è lasciato da solo in ogni momento controlla il ritmo musicale fuoriuscente. Si usa per accompagnare danze e canti, o suonato come solista.

    "UDU"
    Lo strumento è suonato a mano e produce un suono di basso speciale ed unico Udu%255B1%255Dbattendo un panno soffice sul grande buco. Inoltre, l'intero corpus può essere suonato con le dita (alcuni musicisti esperti usano anche i piedi). Oggi è ampiamente utilizzato dai percussionisti in stili musicali diversi.
    L'UDU (Ceramiche-drum) è una forma di sfera in terracotta, con un cavo all'interno e una piccola bocca aperta. La funzione principale di "Udu" è quella di produrre dei bassi musicale. L'artista realizza questo battendo la bocca aperta con un oggetto rotondo e piatto. L'Udu è usato anche come una cassaforte, ed è il primo contenitore degli Igbo per conservare l'acqua, olio di palma, o per preservare alcuni prodotti. Continua a servire come fonte migliore per il basso musicale.








    Ogni giorno è un foglio bianco
    su cui scrivere note di musica, note provenienti dal profondo dell'anima.
    Un foglio su cui soffiare, un sorriso per donargli vita.

    Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima.. l'anima di chi l'ha scritto e di coloro che l'hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.
    ( Carlos Ruiz Zafón )

     
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    Suonare il violino grazie alla seta dei ragni

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    Nel corso dei secoli, gli esseri umani hanno fatto usi diversi delle ragnatele. Gli abitanti della Polinesia usavano le sete della Nephila Maculata per le loro canne da pesca. Nelle Nuove Ebridi le tele venivano usate come reti per il trasporto delle punte delle lance. In Nuova Guinea servivano da copricapo in caso di pioggia. Ora il ricercatore nipponico Shigeyoshi Osaki, della Nara Medical University, le ha impiegate per la costruzione di corde di violino. E pare che il suono sia particolarmente dolce, anche grazie al modo in cui vengono intrecciate. Basta ascoltarne la registrazione proposta dalla Bbc.
    LAVORO DISPENDIOSO - Si è trattato sicuramente di un lavoro certosino. Ma Shigeyoshi Osaki non si è dato per vinto e, pazientemente e volonterosamente, si è messo a intrecciare dai tre ai cinquemila filamenti di seta fino a formare un fascio, con tre dei quali si può realizzare una corda. Tutto grazie a 300 femmine di ragno appartenenti alla specie Nephila Maculata e capaci, pare, di tessere tele robustissime e particolarmente elastiche.

    SETA DI RAGNO - La seta dei ragni ancora non aveva avuto applicazioni nella musica. Finché non è arrivato Shigeyoshi Osaki, che da anni studia le proprietà delle tele tessute dai ragni della specie Nephila Maculata. Da qui l’intuizione di realizzare corde di violino attraverso i fili di seta tessuti da questi artropodi. La specie Nephila maculata in inglese si chiama Golden Orb Web Spider, ma alcuni studiosi della Tunghai University lo definiscono Giant Wood Spider. Questa specie di aracnide è diffusa a Taiwan e nel sud est asiatico e, con qualche variante, anche in alcune zone dell'Australia e dell'Africa meridionale. Il corpo raggiunge i 5 centimetri, ma con le zampe ha all’incirca le dimensioni di una mano. Il Giant Wood Spider tesse una tela estremamente resistente, con caratteristiche meccaniche eccezionali. E pare che le corde realizzate dai ragni abbiano un suono dolce e profondo. Molto meglio di quelle in nylon, assicurano alcuni violinisti professionisti che le hanno già testate. «Molti musicisti prediligono le corde realizzate dalle Nephila Maculata, sostenendo che il timbro che ne scaturisce è migliore e intravedendo la possibilità addirittura di creare una nuova musica, sostiene orgoglioso Mr Osaki.

    LE CORDE – Un tempo le corde degli strumenti a corda venivano realizzate utilizzando budello animale (lavato, trattato e arrotolato). Attualmente invece hanno solitamente un’anima realizzata con fibra sintetica, circondata da seta e rivestita di metallo. La spider-silk corda è maggiormente resistente rispetto a quella di nylon o di metallo, ma meno di quella in budello. E nello sviluppo ipotetico di un nuovo materiale lo studio della resistenza sarà cruciale: l’incidente della corda che salta con rumore stridente è l’incubo di ogni violinista e di ogni orchestra durante un concerto.
    (Emanuela Di Pasqua)

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    Questi grandi risultati sono il frutto delle proprietà intrinseche della seta di ragno ma anche della tecnica di tessitura voluta da Osaki che, in primo luogo, è riuscito a far tessere a 300 ragni femmina della specie Golden Silk Orb-Weawer lunghi filamenti del tipo dragline, gli stessi dai quali i ragni si lasciano penzolare e dunque di estrema resistenza. Successivamente Osaki ha intrecciato fra loro i filamenti e ogni stringa è il risultato derivante da più intrecci: basti pensare che le G-String, le più spesse per il violino, sono composte da 15mila filamenti di seta di ragno.

    Il mistero si spiega con un passaggio al microscopio elettronico dove si evince che le sezioni trasversali dei filamenti intrecciati, assumono una struttura poligonale (piuttosto che cilindrica) che non lascia alcun spazio vuoto e ciò aumenta esponenzialmente la resistenza finale delle corde.

    Certo nessun violinista vorrebbe delle corde che si spezzano durante un’esecuzione ma la novità del materiale non riguarda solo il fattore affidabilità: “Molti violinisti professionisti – assicura Osaki – hanno detto di preferire questo tipo di stringhe perché capaci di produrre un timbro sonoro più pulito, una musica nuova”.

    La nota dolente sembra essere il prezzo e l’esigua disponibilità sul mercato di queste stringhe prodotte con la seta di ragno. Ma Osaki assicura di essere al lavoro con i suoi ragni per produrre filati più lunghi e in quantità sempre maggiori.
    (dal web)


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    La musica di Gaya e la nascita del «gayageum»

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    La musica dell’antico regno di Gaya
    Circa 1500 anni fa, il re Gasil (Kasil 가실 嘉實) di Gaya (Kaya 가야 伽倻) pensò: “Cercherò di introdurre una nuova cultura musicale che porti in vita le differenze nei dialetti e nei suoni vocali delle varie regioni”. Come risultò in seguito, il re Gasil, venuto a conoscenza dello strumento cinese guzheng (古箏) ), creò sul suo modello un nuovo strumento musicale a corde simile a quello cinese nella struttura. La nuova creazione del re Gasil fu quindi adottata come strumento musicale ufficiale di Gaya: si tratta del gayageum (kayagŭm 가야금 伽倻琴).

    Le dodici melodie di Gaya
    Il gayageum originale creato dal re Gasil non è giunto fino a noi. Quello più antico ancora esistente tutt’oggi risale al nono secolo d.C. ed è stato conservato in condizioni quasi perfette per quanto riguarda la sua struttura e l’aspetto esteriore. Tre gayageum del nono secolo, conservati nel Shōsōin (正倉院), un deposito di antichi tesori che si trova nel tempio Todaiji a Nara (Giappone), furono prodotti da 200 a 300 anni dopo il regno di Gasil, ma rappresentano un legame storico vitale fra il gayageum dell’antica Gaya e la versione moderna dello strumento usato oggi.

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    Questi gayageum hanno dodici corde di seta tese su ponticelli disposti sul corpo cavo risonante che misura da 150 a 160 centimetri in lunghezza e 30 centimetri in larghezza e sono molto simili allo strumento odierno chiamato pungnyu gayageum (풍류가야금 風流伽倻琴). Le decorazioni in fogli d’oro, squisitamente delicate, sul corpo e sui ponticelli dello strumento sono di una qualità tale che perfino gli artigiani di oggi avrebbero difficoltà a riprodurle.

    Dopo essere riuscito a ottenere dei suoni melodiosi dalla ricca risonanza del legno di paulonia e dalle vibrazioni prodotte dalle 12 corde di seta, il re Gasil chiese l’assistenza del musicista U Reuk (우륵 于勒). U Reuk compose dodici pezzi originali i cui nomi ci sono stati tramandati: “Sanggarado” (상가라도 上加羅都), “Hagarado” (하가라도 下加羅都), “Bogi” (보기 寶伎), “Dalgi” (달기 達己), “Samul” (사물 思勿), “Mulhye” (물혜 勿慧), “Sanggimul” (상기물 上奇勿), “Hagimul” (하기물 下奇勿), “Sajagi” (사자기 獅子伎), “Geoyeol” (거열 居烈), “Sapalhye” (사팔혜 沙八兮) e “Isa” (이사 爾赦). I brani erano strutturati in modo tale che l’esecuzione del gayageum poteva essere accompagnata dal canto e dalla danza.

    Questi dodici lavori, che purtroppo esistono solo più come annotazioni scritte dei loro titoli, senza spartiti musicali o registrazioni, dimostrano l’innovativa creatività del re Gasil e del musicista U Reuk che diedero vita a una cultura musicale unica che persiste ancora oggi, a 1500 anni di distanza. È un peccato che a quei tempi non vi fosse modo di effettuare delle registrazioni audio di questi brani musicali: i loro nomi sembrano alludere a motivi popolari interessanti in quanto ricordano quelli di luoghi o di rappresentazioni del folklore locale, come la danza del leone o l’arte dei giochi di destrezza. Dopo che Gaya fu sottomessa da Silla (57 a.C. - 935 d.C.), la gioventù di Silla nell’udire questi brani ne criticò il loro carattere “troppo popolare” e li rese più raffinati trasformandoli in uno stile “più distinto”.

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    La musica di Gaya e quella di Silla
    I resoconti storici, che ci raccontano di come un re creasse un nuovo strumento musicale e come un suo suddito musicista componesse per il nuovo strumento dei brani musicali che erano accompagnati dal canto e dalle danze, sembrano farci capire che quel periodo fosse un’età dell’oro pacifica e romantica. Niente di più sbagliato: a quel tempo Gaya era assediata da Silla e vacillava sull’orlo del collasso. Il re Gasil, che cercava di creare nuovi strumenti e coltivare una nuova cultura musicale, ignorava la necessità di rafforzare la difesa militare della nazione e così facendo non poteva che accelerare la fine di Gaya. Con la disfatta imminente, il musicista U Reuk e uno dei suoi studenti partirono con il loro gayageum per cercare rifugio a Silla, aprendo così un nuovo capitolo nella storia del nuovo strumento.
    U Reuk attraversò il confine passando nel territorio di Silla, dove incontrò il re Jinheung (r. 540-576) venuto in quel momento a ispezionare la zona del confine. Quando U Reuk suonò il gayageum, il re Jinheung fu così affascinato da quel suono che ordinò a tre giovani musicisti di studiare gayageum sotto la guida di U Reuk, così che quest’arte potesse essere adottata come musica di Silla. L’iniziativa del re Jinheung fu contrastata dai suoi ufficiali di corte che disapprovavano l’accettazione formale della musica di una nazione conquistata, ma Jinheung si liberò di questi oppositori dicendo che la caduta di Gaya non sminuiva per nulla lo splendore della sua musica. Adottò così il gayageum e le relative musiche come musica ufficiale della nazione.

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    La modernizzazione del gayageum
    Oggi esistono due tipi di gayageum, quello tradizionale e quello modernizzato. Il gayageum tradizionale comprende il pungnyu gayageum (già citato) costruito in accordo con la versione originale di Gaya, e il sanjo gayageum (산조가야금 散調伽倻琴). che emerse verso la fine del diciannovesimo secolo in seguito alla popolarità allora goduta dalla musica strumentale sanjo (산조 散調) per solista.
    Il pungnyu gayageum è usato principalmente per la musica di corte che in passato veniva eseguita per la classe superiore, mentre il sanjo gayageum è di norma associato alla musica popolare, come le canzoni folcloristiche e il sanjo. La musica di corte presenta lunghe pause fra le note e generalmente viene eseguita con un tempo lento, mentre la musica popolare è più animata e diversificata, caratterizzata da estreme variazioni nel tono che richiedono notevoli capacità tecniche per effettuare le rapide transizioni. È probabile che il sanjo gayageum sia stato creato in risposta alla crescente popolarità che riscuoteva la musica popolare di quell’epoca. A partire dagli anni 1960, assieme all’arrivo di un nuovo ambiente musicale, il gayageum è entrato ancora in un’altra era. La tradizione millenaria del gayageum a 12 corde è stata in parte interrotta perché i musicisti, sia del Nord che del Sud Corea, si sono sempre più allontanati dai metodi e dalle tonalità di esecuzione del passato per perseguire direzioni totalmente diverse. Per esempio, le nuove versioni di gayageum possono oggi avere da 15 a 25 corde.

    Di conseguenza, nonostante la caduta di Gaya, il gayageum continuò a vivere durante tutto il periodo di Silla e oggi è diventato lo strumento a corda rappresentativo della musica tradizionale di corte e della musica popolare della Corea. Il gayageum, che dà vita a un genere musicale veramente unico, è uno strumento con caratteristiche strutturali, tecniche di esecuzione e qualità tonali che si distinguono nettamente dagli strumenti a corda della Cina, del Giappone e del Vietnam.
    Quando i musicisti suonano un gayageum tradizionale, che è intonato sulla tradizionale scala pentatonale coreana, premono e pizzicano le corde, creando melodie che riflettono le proprie sensibilità individuali. La creazione di armonie più raffinate, invece di singole note melodiche, è considerato più importante quando si suona il gayageum moderno che è accordato sulla scala di tipo occidentale. In effetti, il gayageum è soggetto a continui cambiamenti, con corde oggi costituite da fibre sintetiche al posto della seta, un tempo essenziale per produrre la ricchezza di tono tipica di questo strumento. Ne sono state create anche versioni elettroniche.



    Corea.it

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    Strani Strumenti Musicali

    Aquaggaswack

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    Il Aquaggaswack è uno strumento interessante musicale fatto da Curtis Settino, composta da un medley di strumenti unici per la casa, il tutto appeso a una struttura in tubi metallici. E 'stata descritta in un numero di strumenti musicali sperimentali.

    "La prima versione del Aquaggaswack, costruita nel 1996, aveva solo circa 18 coperchi di pentola e era più stretto (non aveva le sezioni esterne). Questa seconda versione, rinnovata nel 1998, dispone di 29 coperchi che rappresentano la maggioranza delle note in un'ottava, oltre ad alcuni quarti di toni. I coperchi sono in gran parte del centro "a campana", come i toni e gli insiemi esterni hanno un più "gong"-come tono. Tutti i coperchi sono stati ottenuti da depositi di risparmio e amici. In varie occasioni sia versioni del Aquaggaswack comprendeva anche un cembalo, jingle bells, un campanaccio con clacker e un cilindro miniera (che è ciò che il tag detto). Una varietà di mazze, bastoni e spazzole può essere utilizzato per produrre il suono. La struttura è fatta di tubature zincato tubo. Può essere un po 'ingombrante completamente assemblato. Ma la cosa intera si rompe rapidamente in sette pezzi per facilità di trasporto. Aquaggaswack apparso nel numero di dicembre 1998 di strumenti musicali sperimentali ".




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    STRUMENTI MUSICALI



    LAUNEDDAS



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    Le launeddas sono uno strumento musicale policalamo ad ancia battente, originario della Sardegna. È uno strumento di origini antichissime in grado di produrre polifonia, è suonato con la tecnica della respirazione circolare ed è costruito utilizzando diversi tipi di canne.
    È indubbiamente lo strumento più antico e originale della tradizione musicale sarda, uno strumento che nel corso dei millenni ha raggiunto un notevole grado di perfezione costruttiva. È composto essenzialmente di tre tubi di canna comune di differente diametro, spessore e lunghezza, due legati ed uno sciolto. Le due canne legate prendono il nome di “tumbu” e “mancosa” (o mancosa manna), quella sciolta è chiamata “mancosedda”. Su ciascuna di esse si innesta “sa launedda” o “cabizzinu”, una canna sottile su cui viene escissa l’ancia (linguazza). “Su tumbu” è la canna del bordone, senza fori per le dita e dal canneggio lievemente conico.

    Può avere una lunghezza variabile dai 40 ai 150 centimetri circa e per poterlo riporre nella custodia (straccasciu) può essere smontato in due o anche tre pezzi. Per rinforzare la giuntura femminile, assottigliata all’interno, si riveste il bordo con alcune spire di spago impeciato. La canna viene perfettamente pulita all’interno sfondando tutti i nodi, i quali esternamente vengono invece accuratamente lisciati o asportati facendo attenzione a non rovinare la superficie lucida e resistente della canna.

    pag3Nell’estremità superiore di ciascuna canna si innesta “su cabizzinu” con l’ancia. Questo deve essere di dimensioni proporzionate alla lunghezza e alle dimensioni del tubo. Si sigilla l’innesto del cabizzinu con cera vergine per garantirne la perfetta tenuta e si rinforza esternamente con alcune spire di spago. Il tumbu, non avendo fori per le dita, produce ovviamente un unico suono che rappresenta la tonica, o nota fondamentale dello strumento. Una volta costruito, l’intonazione può essere modificata unicamente appesantendo l’ancia con un grumo di cera o eventualmente accorciando la lunghezza della canna. La canna del tumbu deve essere dritta e sottile. Per la mancosedda, e soprattutto per la mancosa, si ricerca invece una canna di spessore molto grosso con una luce interna estremamente ridotta che cresce in una zona ben circoscritta dell’Isola, grosso modo tra Barumini, Sanluri e Samatzai. Questa canna è estremamente resistente ma allo stesso tempo presenta un canneggio molto stretto che conferisce un particolare timbro allo strumento.

    La “mancosa” è la seconda canna, costruita in un unico pezzo con cinque fori rettangolari nella parete anteriore. I primi quattro partendo dall’alto sono i fori per le dita (crais), l’ultimo in basso, più lungo degli altri (s’arrefinu o bentiadori), serve per accordare lo strumento. Aggiungendo o togliendo della cera vergine nella parte superiore di questo foro si può infatti allungare o accorciare la colonna d’aria vibrante nel tubo con il conseguente abbassamento o innalzamento dell’intonazione. L’estremità superiore della mancosa, dove si innesta la cannuccia dell’ancia, è simile a quella del tumbu con il bordo rinforzato dallo spago impeciato. La posizione e la distanza dei fori per le dita è proporzionale al taglio dello strumento: più è grave, più sono distanziati e viceversa. La coppia “tumbu-mancosa” forma la “croba”. La prima legatura si effettua con lo spago in prossimità dell’innesto dei cabizzinus, e viene rinforzata con della cera; la seconda in prossimità del nodo della mancosa e oltre allo spago prevede l’utilizzo di un pezzetto di canna per distanziare i due tubi.

    La “mancosedda”, la canna sciolta suonata con la destra, è del tutto simile alla mancosa; l’unica differenza costruttiva può essere data in certi strumenti dalla presenza di un quinto foro per le dita. Ordinariamente questo foro è chiuso con la cera. Volendo suonare lo strumento nel modo cosiddetto a pipia, guadagnando cioè una nota verso l’acuto, si toglie la cera. È evidente che in questo caso il primo foro dal basso non può essere diteggiato. Per ultimo la descrizione del “cabizzinu”, o “launedda”, l’elemento comune alle tre canne e sicuramente la parte più importante dello strumento. Come si è detto è costituito da un cannello di lunghezza, spessore e diametro variabile a seconda del taglio delle launeddas in cui viene escissa un’ancia battente a tegola con l’estremità libera verso il basso. Il cabizzinu viene accuratamente pulito all’interno e si rinforza l’estremità superiore, chiusa dal nodo naturale, con le solite spire di spago impeciato. La superficie esterna dell’ancia presenta talvolta delle piccolissime incisioni trasversali che servono anzitutto per ammorbidire le ance troppo “dure” intaccando la fibra del legno e in secondo luogo favoriscono l’aderenza della cera, che come si è detto serve per modificare l’intonazione delle singole canne.

    Dosando il peso di un grumo di cera disposto sull’ancia si può infatti aumentare o diminuire la frequenza delle vibrazioni e quindi abbassare o innalzare l’intonazione. Le tre canne insieme formano un giogu de launeddas, o cunzertu. Esistono diversi tipi di “cunzertus”, ciascuno caratterizzato da una differente gamma di suoni e da una precisa successione degli intervalli (scala) mentre ogni cunzertu a sua volta può essere tagliato in diverse tonalità. I cunzertus principali sono la mediana, il punt’e órganu, il fiorássiu, s’ispinellu, s’ispinellu a pipia, la fiuda bagadia, ciascuno dei quali può essere intonato secondo tutte le note della scala cromatica. Le launeddas, quando non vengono utilizzate, vengono disposte dal suonatore nello “straccasciu”, una custodia di pelle a sezione circolare o quadrangolare con coperchio e tracolla per il trasporto.





    lussy60

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