Asterix e Obelixcartone animato

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    Asterix e Obelix

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    ASTERIX

    Asterix, viene creato nel 1959 dalla mente del soggettista Renè Goscinny e dalla matita del disegnatore Albert Uderzo per il settimanale francese "Pilote". Le storie di Asterix sono ambientate nella Gallia ai tempi di Giulio Cesare, quando i romani occuparono gran parte di questo territorio. Ma c'è un villaggio ai bordi di una profonda foresta, che non si preoccupa minimamente del nemico, in quanto ciascun abitante, se sotto il temporaneo effetto della "pozione miracolosa" possiede una forza tale da far fuori da solo una intera guarnigione romana. Asterix è il protagonista indiscusso della serie. Asterix è un guerriero piccolo di statura, ma estremamente intelligente e coraggioso, è caratterizzato da un elmetto alato e da due baffoni biondi.
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    Quando è sotto l'effetto del filtro, Asterix diventa temutissimo e i romani scappano alla sola vista. Il merito di questo intruglio portentoso, va' attribuito al druido Panoramix, lo stregone della comunità. Passa le giornate a vagare per il bosco con un falcetto in mano per raccogliere il vischio e le erbe che gli servono a preparare la famosa pozione. Dopo aver messo gli ingredienti in un gran pentolone mette a bollire questo gran "minestrone" per poi distribuirlo agli abitanti. Ma c'è un simpaticissimo personaggio che può fare a meno di questa razione ed è Obelix, da sempre il più grande amico di Asterix. Obelix è perennemente sotto l'effetto del filtro in quanto da neonato è caduto nell'intero pentolone di Panoramix, assumendone una quantità tale da prolungarne l'efficacia per tutta la vita.
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    Tuttavia non vuole essere da meno degli altri e da gran golosone qual è cerca sempre di intrufolarsi nella fila del rancio, insieme agli altri abitanti. Obelix infatti ha sempre una fame gigantesca che riesce a calmare solo mangiando una gran quantità di cinghiali, se ne va' in giro nella foresta con degli enormi obelischi di pietra al fine di portarli al villaggio come oggetti sacri che possono preservare dalle sventure. Il capo del villaggio ha un nome impronunziabile: Abraracourcix, divertente ma autoritario sovrano che ama farsi portare in spalla dai suoi sudditi sopra il suo scudo utilizzato come portantina. Coraggioso e temerario è afflitto soltanto da una grande paura, cioè che il cielo un giorno a l'altro possa cadergli sulla testa. Le epiche gesta di Asterix e di questi guerrieri valorosi, non potevano non essere narrate da un bravo cantastorie e così in questo variegato villaggio chi ricopre il ruolo di poeta-cantante è il Bardo Assurancetourix, ma è talmente stonato, che quando si esibisce accompagnandosi con la sua cetra, tutti quanti fuggono e si tappano le orecchie.
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    Le avventure di Asterix sono state pubblicate dalla Mondadori in lussuosi albi a colori ed hanno avuto non solo in Italia, ma in tutto il mondo uno straordinario successo, a partire dalla Francia. Le gesta dei nostri eroi non confinano solo nei territori della Gallia, ma si spingono in tutto il mediterraneo e oltre: Egitto, Britannia, Roma, Normandia ecc... Famosa la storia di "Asterix e Cleopatra" oppure quella che li vede gladiatori a Roma, nella fossa dei leoni del colosseo. La chiave della "suspance" delle storie è un pò come quella di "Braccio di ferro", i nostri protagonisti cadono vittima dei nemici quando sono vulnerabili, cioè quando hanno finito l'effetto del filtro. Obelix da gran combinaguai, pensa a cacciarsi negli impicci per proprio conto.
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    Ma è sempre grazie all'astuzia di Asterix e alle pozioni di Panoramix che tutte le storie si concludono con la vittoria dei protagonisti che mettono in ridicolo la proverbiale potenza romana.


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    Inseparabile amico di Asterix, del quale costituisce il perfetto complemento: Obelix è sempre affamato, sucettibile, emotivamente fragile, poco brillante almeno all'apparenza: insomma, un eccellente compagno per tutte le avventure. Dalla sua prima apparizione nel 1959 in "Asterix il gallico", Obelix è un portatore di menhir, amante dei cinghiali, dotato di una forza erculea. Ciò nonostante chiede a Panoramix di bere la pozione magica. «No, Obelix, no!... E lo sai bene! Sei caduto nel paiolo quando eri piccino e in te gli effetti della pozione sono permanenti. Berne ancora potrebbe essere pericoloso!...» (Panoramix in Asterix il gallico, p.8). Ama incondizionatamente il suo piccolo cagnetto Idefix, cui tenta di insegnare a riportare i menhir.
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    «Nei disegni preparatori, ho inserito un personaggio grande e forte con due spalle robuste... In portava ancora il classico menhir ma un'ascia. Poi ho chiesto a René: "C'è forse qualcosa che non va in questo personaggio che ho aggiunto? - Ma certo che no, a partire da questo momento dovrà apparire tra gli altri personaggi del villaggio"», racconta Uderzo (Asterix et Cie, Ed.Hachette, 2001). Obelix, questo simpatico eroe che sembra gonfiato con l'elio, è stato creato insieme ad Asterix. Goscinny sviluppa il personaggio, che assume progressivamente maggiore importanza. Nella prima avventura, egli non ha che un ruolo di secondo piano, ma si afferma dalla seconda storia, "Il falcetto d'oro", dove diviene «la spalla ovvero l'accompagnatore del protagonista» (Asterix et Cie, Ed.Hachette, 2001). «Sempre la stessa musica! Io sono quello che prende ordini, la comparsa! Non ho mai voce in capitolo!». (Asterix e Cleopatra, p.8). Ma anche Obelix ha la sua consacrazione: è l'eroe di due episodi, "La Obelix SpA" e "La galera di Obelix".
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    Nel corso delle avventure Obelix si dimostra:
    - Permaloso e suscettibile: «Chi è grosso?», replica classica di Obelix pronunciata per la prima volta ne "Il giro di Gallia", p.34.
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    - Amico fedele: «Non va bene, no? Lasciar partire Asterix da solo? Ma come volete che se la cavi senza i consigli di Idefix e i miei?»; «Non potrei lasciarti bandire tutto solo! Senza Idefix e me, non bandiresti certo lontano!» .
    - Rissoso: «Chiedi scusa se non vuoi riassaggiare questo pugno!» ("Asterix e Latraviata", p.28).
    - Buon padrone (con Idefix): «Qualche volta ho l'impressione che capisca tutto quello che dico» .
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    - Ingenuo e tontolone: (Dopo aver ascoltato a lungo Asterix discutere) Ob.:«Qualcuno potrebbe spiegarlo anche a me allora?», Ast.:«Tu occupati degli altri!», Ob.:«Va bene! Ma tu dopo mi spiegherai, eh?», «Spero che Asterix me lo spieghi. In genere vorrei sapere perché combattiamo». (Asterix e il paiolo, p.45).
    - Romantico e sentimentale: «Buhuhuhuhuh! Sono altrettanto sensibile alle belle storie d'amore che finiscono bene! Sniff!»
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    Conclusione di René Goscinny: «Non avevo affatto intenzione di fare di Obelix un personaggio idiota. Lo considero piottosto come un adulto con dei comportamenti un po' infantili che non gli impediscono tuttavia guizzi di furbizia e malizia. Ma non dimentichiamo che egli è essenzialmente un personaggio che deve far ridere...».


    Il significato del nome
    Il nome Obelix ricorda l'obelisco, colonna di pietra che celebrava il culto del dio Sole presso gli Egizi.
    Esso dovrebbe essere tuttavia, come Asterix, anche un riferimento a un segno tipografico. Un «obèle» (obelo in italiano) è una sorta di croce (†), utilizzato per segnalare un passaggio dubbio negli antichi manoscritti. La scelta del nome non può essere frutto del caso: René Goscinny era, da parte di sua madre, discendente di una famiglia di tipografi, che avevano stampato un celebre dizionario ebreo-yiddish. (Le livre d'Asterix le Gaulois, Ed. Albert René, 1999).

    Il suo mestiere
    Obelix è un intagliatore e portatore di menhir: è un anacronismo, i menhir venivano intagliati intorno al 2000 a.C., quindi in un'epoca piuttosto lontana dal 50 a.C.
    Goscinny: «Dopo una discussione, decidemmo di abbinare ad Asterix un grosso compagno. Quale sarebbe stato il suo mestiere? Ebbi l'idea di farne un portatore di menhir.» (Les cahiers de la bande dessinée, 1973).
    Uderzo: «In verità, non sapevo cosa far fare a Obelix nel primo albo. Asterix era un guerriero, il villaggio aveva già un fabro, dei contadini... non c'era un posto libero! Finalmente, abbiamo deciso di farne un intagliatore e portatore di menhir». (Le livre d'Asterix le Gaulois, Ed. Albert René, 1999).
    Ottima decorazione per i campi ("Il figlio di Asterix") e prodotto di consumo dall'effimero successo ("La Obelix SpA"), i menhir sono anche una temibile arma impropria contro i Romani e, talora, contro malcapitati druidi ("Il duello dei capi").

    La sua famiglia
    René Goscinny menziona l'esistenza dei genitori di Obelix (come pure di quelli di Asterix) già sul numero 291 di Pilote, nel maggio 1965, ripreso nell' albo speciale "Come fu che Obelix cadde da piccolo nel paiolo del druido" (1989), dove vengono ritratti per la prima volta da Uderzo. La loro prima apparizione in una storia a fumetti è nella ministoria "La nascita di Asterix e Obelix" del 1994, pubblicata per i 35 anni del nostro eroe sull'albo speciale "Asterix, questo si che è un anniversario" e ora ripubblicata sul recente "Asterix tra banchi e banchetti". Obellodalix e Gelatina, questi i loro nomi, ricompaiono, con qualche anno in più, in "Asterix e Latraviata".
    Obelix non ha né moglie, né figli. L'amore della sua vita, Falbalà, è andata in sposa al bel Tragicomix. Ha un cugino, Amerix, ricco artigiano che fabbrica falcetti d'oro a Lutezia, che appare nell'albo "Asterix e il falcetto d'oro".
    Uderzo e Goscinny hanno immaginato un albero genealogico con tutta la discendenza di Obelix in una ministoria pubblicata per l aprima volta su Pilote nel 1963 e ripubblicata sull'albo speciale "Asterix tra banchi e banchetti".
    - Obelix, scultore e portatore di menhir, fondatore della dinastia.
    - Obelisco Martellante, soldato di Carlo Martello.
    - Obelisco il Prode, Crociato, divoratore di cinghiali.
    - Obeliscio, Signore del Maniero del menhir, combattente nella guerra dei Cent'anni.
    - Obeliscio, conte di Bretagna, trionfatore nella battaglia di Marignan (1514).
    - Obeliscio il Cinghiale, corsaro.
    - Obeliscio il Lupo di mare, ammiraglio dell'imperatore.
    - Obeliscio, marinaio bretone.

    I suoi viaggi
    Obelix accompagna Asterix in tutti i suoi viaggi. I suoi itinerari sono identici a quelli del suo amico.


    Curiosità
    - Goscinny aveva immaginato per Obelix un numero assai difficile in "Asterix il gallico": «Si vede Obelix in una vignetta, porta due menhir sulla schiena, l'uno sull'altro» (sceneggiatura della tavola 6). Per sua fortuna, Obelix sarà rappresentato da Uderzo con un menhir su ciascuna mano.
    - È nell'albo "Asterix gladiatore", (p.28) che Obelix pronuncia per la prima volta la celebre frase «Ils sont fous ces Romains». Il traduttore italiano Marcello Marchesi ebbe la geniale trovata di tradurla Sono Pazzi Questi Romani, e quindi, evidenziando le iniziali, S.P.Q.R.. Un buon numero di abitanti di altri Paesi avranno, in seguito, l'onore di questa battuta cult.
    - In 32 albi, Obelix mangia 93 cinghiali, che sono praticamente 3 singularis porcus per ogni avventura. "Asterix tra banchi e banchetti" non è stato contato.
    È l'albo "Asterix e il paiolo" che detiene la palma del più nutriente: Obelix divora 7 cinghiali. Inoltre, vedendio i resti che giacciono vicino a lui nel banchetto all'inizio della storia, possiamo immaginare che ne abbia mangiati ancor di più.
    In "Asterix in Iberia", riempie un intero battello con i cinghiali sottratti ai pirati.
    In "Le mille e un'ora" tenta senza successo di portare con sé nel viaggio in India un carretto pieno di cinghiali.
    - Nel corso degli albi, Obelix ha gustato solo due volte la pozione magica, poiché essa su di lui, da quando da piccolo è caduto nella marmitta del druido, ha effetti permanenti; Panoramix oppone un secco rifiuto alle sue richieste di assaggiarne un po', temendo effetti imprevisti. La prima volta che ad Obelix viene concesso di berne (ma solo tre gocce) è in "Asterix e Cleopatra", per permettergli di abbattere una massiccia porta in pietra all'interno della grande piramide dalla quale lui, Asterix e Panoramix non riescono più a uscire. La seconda occasione è più drammatica per lui: ingurgita una marmitta intera ne "La galera di Obelix", cosa che lo fa trasformare in una statua di granito.
    - Una nota da Berlino della Agencie France-Presse recita:
    "Obelix, il noto personaggio dei fumetti di Asterix il gallo, è esistito veramente"
    "Alcuni ricercatori tedeschi, appassionati di Asterix, hanno effettuato ricerche per verificare gli eventuali fondamenti storici di quel personaggio".
    Una vera rivelazione è stata la scoperta nel Palatinato, ad opera dell'archeologo Kai Brodersen, di una stele votiva di origine gallica, ma scritta in latino, che parla di un certo Andossus, figlio di Obelexxus , di chiara stirpe celtica. Una vera chicca è stato lo scoprire che, invece di rivolgersi a divinità dell'olimpo gallico, come Toutatis, Andossus invochi per suo padre la protezione di un dio romano, Marte. Altro che pozione magica... almeno nell'aldilà, forse era meglio rivolgersi agli dei dei vincitori, che perlomeno avevano dato prova della loro influenza, permettendo la disfatta dei Galli ad opera dei Romani!
    - Nei film "Asterix & Obelix contro Cesare", "Missione Cleopatra" e "Asterix alle Olimpiadi" il ruolo di Obelix è interpretato magistralmente dal bravissimo Gérard Depardieu.
    Visto da sé stesso
    - «Non sono magrolino, ecco tutto», (Il giro di Gallia, p.34).
    - «Io soconsegnare menhir, ammaestrare cani, cacciare cinghiali, pescare, mangiare, bere, danzare, dar sberle ai romani...»


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    Vecchio abitante del «villaggio dei pazzi», Matusalemix è il decano della tribù. In "Asterix alle Olimpiadi", la sua prima apparizione, apprendiamo che ha ben 93 anni. «Sono ringiovanito di dieci anni!», urlerà per le vie della capitale greca, dopo una serata trascorsa tra balli tradizionali e vino resinato; Asterix ribatte: «Va bene, così hai ottantatré anni e dovresti essere a letto!». Risulta sposato a partire dall'albo "La zizzania", ma sua moglie, giovane e bella, bizzarramente non ha ricevuto un nome.
    Il suo carattere si può riassumere in due aggettivi: brontolone ed entusiasta; è sempre pronto a gettarsi in una rissa, ma si innervosisce nel vedere che nessuno osa toccarlo: «Anch'io ho diritto di essere picchiato in testa! Voglio essere picchiato in testa!» esclama ne "La zizzania" quando Automatix si rifiuta di colpirlo.
    Ha uno spirito patriottico e si vanta spesso di aver combattuto nella vittoriosa battaglia di Gergovia (52 a.C.), ma è anche conservatore e dice di non amare gli stranieri che si stabiliscono nel villaggio: «No! Gli estranei non mi dan fastidio finché stannno a casa loro, ma quando vengono qui non mi piace andar da loro.»


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    Moglie del capo Abraracourcix, che la chiama affettuosamente Mimina. Un personaggio simile era già apparso ne "Il duello dei capi" (p.17). Beniamina debutta ufficialmente nell'undicesimo episodio delle avventure di Asterix, "Lo scudo degli Arverni" pubblicato per la prima volta su Pilote nel 1967.
    Ben fiera di essere la «first lady» del villaggio, tuttavia non è tenera nei confronti di suo marito: «M'aveva avvertito la mamma che eri un miserabile! Ho dato i migliori anni della mia vita a un grosso cinghiale! A un barbaro! a un fallito!» (La Rosa e il Gladio, p.16).

    Adora i pettegolezzi del villaggio e organizza a casa sua delle riunioni di «buone signore». Le conversazioni vertono sugli argomenti più disparati: l'età di Asterix, la sua vita privata, quella di Obelix, le simpatie di Panoramix, la pozione magica, la posizione di Abraracourcix...
    Nonostante tutto, è una brava donna e una buona moglie, ed è la migliore cuoca del villaggio: fà un cordon bleu coi fiocchi!

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    defix è un piccolo cane, di razza indeterminata, dotato di un animo molto sensibile, ma di carattere ben definito. Adora il suo padrone Obelix, che non gli lesina carezze e ossi di cinghiale, e il suo giovane amico Pepe, protagonista di "Asterix in Iberia", del quale diventa un inseparabile compagno di giochi. Idefix è un cane molto intelligente, e aiuta non di rado i nostri eroi Galli a cavarsi fuori dalle situazioni difficili, come in "Asterix e Cleopatra", quando li conduce fuori da una piramide dalla quale non sapevano più uscire.

    Forse la sua unica pecca è non aver ancora imparato a riportare i menhir che Obelix gli lancia tentando di insegnargli il suo mestiere. È l'unico cane ecologista al mondo, e si guaisce disperatamente quando viene sradicato un albero (Asterix e i Normanni, Il Regno degli dei). Uderzo fa evolvere il suo ruolo per renderlo più attivo che nei primi albi: trova un giacimento di petra oleum (olio di roccia) ne "L'odissea di Asterix", fiuta la pista del Figlio di Asterix, poi ritrova Assurancetourix al cimitero degli elefanti ne "Le Mille e un'ora".
    La nascita di Idefix
    Contrariamente alla maggior parte dei personaggi principali del villaggio gallico, che esistono sin dal primo albo, il piccolo cane non appare che nel quinto volume delle avventure di asterix, "Il giro di Gallia". La nascita di Idefix si svolge in varie tappe. «Il piccolo cane Idefix è nato in una maniera curiosa - racconta Goscinny - aspetta all'uscio di una salumeria di Lutezia e si mette a seguire Asterix e Obelix dappertutto nel loro Tour, senza che loro se ne accorgano». Nella sinopsi della storia, Goscinny non ne faceva alcuna menzione: In una via [...] si trova un negozio di alimentari, dove Asterix e Obelix acquistano del prosciutto, raccomandando di non tagliarlo in fette troppo sottili. Poi, d'accordo con Albert Uderzo, decide di inserire nella scena un piccolo cane. Nella sceneggiatura originale, Goscinny scriveva: TAVOLA 9 / VIGNETTA 9: Essi entrano tutti e due in un negozio dall'insegna: «Salumeria - Alimentari». Alla porta si trova un piccolo cane. (Pagina 13 dell'albo). Quest'ultima frase è sottolineata, caso raro nelle sceneggiature scritte da René Goscinny. Il piccolo cane è da allora onnipresente in questa sceneggiatura pur senza avere un nome. All'attenzione di Uderzo egli precisa sistematicamente:
    - Tav. 9 / Vign. 11-12: I nostri Galli escono dalla salumeria. Il piccolo cane annusa ciò che c'è nel sacco di Obelix , e, a partire da quel momento là, seguirà i nostri amici.
    - Tav. 20 / Vign. 8-9 Vediamo il carro che corre, seguito dal piccolo cane.
    - Tav. 21 / Vign. 4-5 Non dimenticare il piccolo cane che li seguirà da ora in poi per tutto il tempo.
    La presenza di questo petit chien, piccolo cane, è menzionata trenta volte nella sceneggiatura. Egli non ha che un ruolo di figurante, anche se dalla sua comparsa appare in quasi tutte le vignette della storia. I due eroi sembrano ignorarlo, sino all'ultima pagina dell'albo, dove il piccolo cane fa «Bau! Bau!» per la prima volta. Asterix si volta e dona un osso al piccolo cane tutto contento, scriveva Goscinny nella sceneggiatura. Nel disegno di Albert Uderzo, però, è Obelix che lo fà.
    «La nostra idea è stata di vedere se i lettori lo notavano. Ebbene, abbiamo ricevuto tante di quelle lettere...» rivela Goscinny. ("Goscinny", Actes Sud, 1997). Goscinny e Uderzo, all'epoca alla dierezione del giornale per ragazzi Pilote che pubblica le avventure di Asterix, organizzano nel numero 209 un concorso aperto ai lettori. Trovare un nome per il «petit chien». Avrebbe potuto così chiamarsi (tra centinaia di proposte) Patracourcix, Papeurdurix, Trépetix, Paindépix, Toutousanprix o Minimix. Quattro lettori proposero «Idefix» e poterono vantarsi di aver battezzato uno dei cani più famosi dei fumetti. E i vincitori sono...: Hervé Ambroise, di Yarville (Meurthe-et-Moselle), Dominique et Anne Boucard, di Niort (Deux-Sèvres) e Rémi Dujat, di Parigi. La ragione di questa scelta? «Quel nome rappresentava bene il suo carattere: è in effetti un cagnolino: segue sempre i suoi due amici Galli e sogna sempre di mangiare dei grossi ossi». (Pilote n°216).
    Idefix sarà chiamato così per la prima volta nell'albo successivo, "Asterix e Cleopatra".
    Da "Le Dictionnaire Goscinny", Editions Jean-Claude Lattès, Parigi, 2003.
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    Gli amici sono l'ingrediente fondamentale della felicità.....
    Il mio amico virtuale è diverso....
    egli non guarda nei miei occhi, egli vede il mio cuore!
    .....forse tu non sai ma quando mi parli,
    quando giochi con me.... quando mi ascolti, quando mi vuoi bene
    eserciti il nobile compito di un amico reale........

     
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    « Sono pazzi questi romani! »


    OBELIX


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    Inseparabile amico di Asterix, del quale costituisce il perfetto complemento: Obelix è sempre affamato, sucettibile, emotivamente fragile, poco brillante almeno all'apparenza: insomma, un eccellente compagno per tutte le avventure. Nasce nel 1959 in "Asterix il gallico", Obelix è un portatore di menhir, amante dei cinghiali, dotato di una forza erculea. Ciò nonostante chiede a Panoramix di bere la pozione magica. «No, Obelix, no!... E lo sai bene! Sei caduto nel paiolo quando eri piccino e in te gli effetti della pozione sono permanenti. Berne ancora potrebbe essere pericoloso!...»Obelix ha gustato solo due volte la pozione magica, poiché essa su di lui, da quando da piccolo è caduto nella marmitta del druido, ha effetti permanenti; Panoramix oppone un secco rifiuto alle sue richieste di assaggiarne un po'.... Ama incondizionatamente il suo piccolo cagnetto Idefix, cui tenta di insegnare a riportare i menhir. Obelix, questo simpatico eroe che sembra gonfiato con l'elio, è stato creato insieme ad Asterix....Obelix è un intagliatore e portatore di menhir: è un anacronismo, i menhir venivano intagliati intorno al 2000 a.C., quindi in un'epoca piuttosto lontana dal 50 a.C....


    Permaloso e suscettibile:
    «Chi è grosso?», replica classica di Obelix pronunciata per la prima volta ne "Il giro di Gallia", p.34.
    Amico fedele:
    «Non va bene, no? Lasciar partire Asterix da solo? Ma come volete che se la cavi senza i consigli di Idefix e i miei?»;
    «Non potrei lasciarti bandire tutto solo! Senza Idefix e me, non bandiresti certo lontano!»

    (Asterix e il paiolo, pp.11-12).
    Rissoso:
    «Chiedi scusa se non vuoi riassaggiare questo pugno!»
    ("Asterix e Latraviata", p.28).
    Buon padrone (con Idefix): «Qualche volta ho l'impressione che capisca tutto quello che dico»
    (Asterix e Cleopatra, p.25).
    Ingenuo e tontolone: (Dopo aver ascoltato a lungo Asterix discutere) Ob.:
    «Qualcuno potrebbe spiegarlo anche a me allora?»,
    Ast.:«Tu occupati degli altri!»,
    Ob.:«Va bene! Ma tu dopo mi spiegherai, eh?», «Spero che Asterix me lo spieghi. In genere vorrei sapere perché combattiamo».

    (Asterix e il paiolo, p.45).
    Romantico e sentimentale:
    «Buhuhuhuhuh! Sono altrettanto sensibile alle belle storie d'amore che finiscono bene! Sniff!»
    (Il grande fossato, p.48).


    ......curiosità......


    Il nome Obelix ricorda l'obelisco, colonna di pietra che celebrava il culto del dio Sole presso gli Egizi.
    Esso dovrebbe essere tuttavia, come Asterix, anche un riferimento a un segno tipografico. Un «obèle» (obelo in italiano) è una sorta di croce (†), utilizzato per segnalare un passaggio dubbio negli antichi manoscritti. La scelta del nome non può essere frutto del caso: René Goscinny era, da parte di sua madre, discendente di una famiglia di tipografi, che avevano stampato un celebre dizionario ebreo-yiddish. (Le livre d'Asterix le Gaulois, Ed. Albert René, 1999).

    Una vera rivelazione è stata la scoperta nel Palatinato, ad opera dell'archeologo Kai Brodersen, di una stele votiva di origine gallica, ma scritta in latino, che parla di un certo Andossus, figlio di Obelexxus , di chiara stirpe celtica. Una vera chicca è stato lo scoprire che, invece di rivolgersi a divinità dell'olimpo gallico, come Toutatis, Andossus invochi per suo padre la protezione di un dio romano, Marte. Altro che pozione magica... almeno nell'aldilà, forse era meglio rivolgersi agli dei dei vincitori, che perlomeno avevano dato prova della loro influenza, permettendo la disfatta dei Galli ad opera dei Romani!



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    ASTERIX



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    Asterix, è un guerriero di taglia piccola, ma di grande presenza di spirito, dotato di una mente vulcanica e di brillante ingegno. Astuto e ardimentoso, egli si incarica di tutte le missioni più rischiose. Ha sempre a portata di mano una boccetta della magica pozione di Panoramix, che gli conferisce forza sovrumana. È accompagnato dal buon Obelix, inseparabile compagno di ogni avventura; i due sono amici fin da piccoli, essendo nati nello stesso giorno, come racconta la ministoria del 1994 "La nascita di Asterix e Obelix".
    Asterix non ha un lavoro fisso, come Ordinalfabetix e Automatix, o anche lo stesso Obelix, che scolpisce menhir. La sua astuzia e la sua generosità ne fanno però un inviato speciale ideale, capace di districarsi in qualsiasi situazione e di salvare più volte l'onore del villaggio.

    Asterix è stato un nome premonitore: in greco e in latino «aster» vuol dire stella e in celta «rix» significa re.


    I suoi viaggi... Asterix visita 17 paesi e regioni (senza contare la Gallia e le sue città):
    - L'odierna Germania (Asterix e i Goti),
    - Roma (Asterix gladiatore, Gli allori di Cesare),
    - L'Egitto (Asterix e Cleopatra),
    - La Britannia (Asterix e i Britannni),
    - L'Africa settentrionale (Asterix legionario),
    - La Grecia (Asterix alle Olimpiadi),
    - L'Iberia (Asterix in Iberia),
    - L'Elvezia (Asterix e gli Elvezi),
    - La Corsica (Asterix in Corsica),
    - L'America settentrionale (Asterix in America),
    - La Scandinavia (Asterix in America),
    - Il Belgio (Asterix e i Belgi),
    - La Mesopotamia e la Palestina (L'Odissea di Asterix),
    - La Persia e l'India (Le Mille e un'ora)
    - La mitica Atlantide (La galera di Obelix)



    cosa dice di sé

    - «Quel che abbiamo di buono, noi Galli, è che siamo pieni di idee» (Asterix il Gallico, p.42).
    - «Noi siamo coraggiosi... Abbiamo paura di una sola cosa: che il cielo ci cada sulla testa...
    Ci piace scherzare... Ci piace mangiare bene e bere bene... Siamo brontoloni...
    Indisciplinati e attaccabrighe... Ma amiamo gli amici! In breve... Siamo Galli!»
    (Asterix in America, p.26).



    cosa dicono di lui

    Obelix - «Il Signoor Asterix comanda! Il Signoor Asterix è il capo! Il Signoor Asterix ha sempre ragione!» (Il giro di Gallia, p.39).
    - «Non hai paura di esaurire le tue idee?» (Il Regno degli Dei, p.18).
    Panoramix - «No, Asterix, resta qui a sorvegliare il villaggio. La tua forza viene dalla mia bevanda,
    ma l'intelligenza e l'astuzia non dipendono che da te...»
    (Asterix il Gallico, p.23).
    Assurancetourix - «Benché musicalmente non sia più esperto degli altri, Asterix è il più furbo della combriccola...»
    (Asterix e i Normanni, p.35).
    Ielosubmarine - «Io ho sempre diffidato di Asterix! Un uomo della sua età, ancora scapolo!»
    (La zizzania, p.19).



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    Il papà di Asterix è daltonico e ama i romani..
    ...ha deciso di non disegnare più l'eroe gallico


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    Nella villa di Neuilly, il grande studio di Albert Uderzo è pieno di statuine di Asterix e Obelix, di tutte le taglie. C’è il plastico dell’irriducibile villaggio dei Galli, e ai muri sono incorniciate le prime bozze di un universo che ha fatto la storia del fumetto. A 85 anni, il padre di Asterix ama vivere circondato dalle sue creature. «Il mio destino era aiutare mio fratello Bruno, da bambino volevo diventare meccanico come lui», racconta. È andata molto diversamente. Ben 350 milioni di copie vendute nel mondo, traduzioni in 107 lingue. Ma oggi, dopo oltre mezzo secolo, Uderzo ha deciso di lasciare. Il prossimo album di Asterix, il trentacinquesimo, sarà sceneggiato da Jean-Yves Ferri e disegnato da Didier Conrad. Sotto la sua supervisione, certo, ma «non è facile per me, questa è tutta la mia vita». Così questo signore gentile dagli occhi azzurri, alto e ancora diritto, si siede sulla sua poltrona preferita e racconta.

    «Sono nato in Francia da genitori italiani, mi sono sempre sentito francese e italiano assieme. Dopo la guerra, a vent’anni, il mio primo viaggio è stato in Veneto, a trovare i parenti di mio padre Silvio. Mia madre Iria invece era di La Spezia, lavorava all’Arsenale militare come tutti gli spezzini di allora, e si conobbero lì. Papà era un cavaliere di artiglieria, si era ferito e stava passando la convalescenza a La Spezia. Un giorno, davanti a lui, c’era un soldato che non riusciva a montare a cavallo, l’animale era imbizzarrito. Lui si fece avanti, montò e sparì galoppando a tutta velocità verso le montagne vicine. Torno poco dopo, il cavallo era domato. Mia madre s’innamorò».

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    Gli Uderzo arrivano in Francia nel 1922 con già due figli, Albert nasce cinque anni dopo. «Ho cominciato ad appassionarmi ai fumetti (lo dice in italiano, ndr) con le prime strisce di Topolino pubblicate dal “Petit Parisien”, nel 1934. Avevo sette anni, mi piaceva provare a inventare delle piccole storie per gioco, provavo a disegnare. Mio papà era abbonato al “Corriere della Sera” e alla “Domenica del Corriere”, ricordo che ogni settimana guardavo ammirato le illustrazioni di Beltrame». Più grande, quando era ormai adolescente, il fratello maggiore Bruno lo incoraggiò a provare con il disegno di animazione. «Ma capii presto che quella non era la mia strada. Ero affascinato dal mondo Disney, ma il risultato fu molto inferiore ai miei sogni: un lavoro di un anno e mezzo per un film di 10 minuti uscito dalle sale dopo appena una settimana».

    Nel 1946 Uderzo comincia a disegnare nuovi personaggi per il giornale francese «Ok», che però fallisce presto. Al ritorno dal servizio militare gli viene offerto un lavoro come camionista, «ma mi metto invece a fare l’illustratore per “France Dimanche”, mi facevano disegnare quando non potevano mandare un fotografo. Ricordo di avere fatto un grande disegno di Fiorenzo Magni nel 1950, quando con tutta la squadra italiana lasciò il Tour de France per protesta contro i tifosi francesi che lo fischiavano e lo minacciavano nelle tappe di montagna. Poi ho disegnato Coppi e Bartali. Ero molto impressionato, sentivo molto le mie origini italiane». Sono i primi anni Cinquanta, Albert Uderzo continua a disegnare, ma guadagna poco: l’officina del fratello sembra chiamarlo di nuovo, ma invece un agente belga lo convince a trasferirsi per qualche tempo a Bruxelles.

    «Quella è stata la svolta, perché a Bruxelles ho conosciuto René Goscinny, che sarebbe diventato il mio grande amico e lo sceneggiatore di Asterix. Avevamo molto in comune, ci scambiavamo le idee sul mestiere di illustratore e sui fumetti, ci trovavamo d’accordo. La nostra collaborazione è nata in fretta, ma non sospettavamo che avremmo creato qualcosa di formidabile. Per anni abbiamo fatto la gavetta, ma non ci importava troppo, la cosa essenziale è sempre stata creare delle belle storie che piacessero a noi, in primo luogo: tutto quel che volevamo era essere soddisfatti del nostro lavoro». Albert Uderzo si commuove quando parla di Goscinny, scomparso a soli 51 anni nel 1977. «Quando ho saputo che era morto, sono rimasto immobile per ore. Non riuscivo a farmene una ragione».

    Come avete creato Asterix? «Per ribellione, fondamentalmente. Tutte le case editrici, tutti i direttori di giornali ci chiedevano in sostanza di rifare Tintin. Volevano un personaggio principale piuttosto realistico, con un compagno di avventure e un cane. Quello era lo schema. Tintin di Hergé era il grande successo dell’epoca, meritato del resto, ci mancherebbe, ma io e Goscinny non volevamo limitarci a copiare. Quando abbiamo fondato il giornale “Pilote”, con Goscinny abbiamo cercato di essere originali. François Clauteaux, il nostro socio, ci chiese di puntare su qualcosa legato alla Francia, alla cultura francese. Era un modo per smarcarci dalla tradizione belga e dagli americani di Disney, i nostri preferiti».

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    A tre mesi dall’uscita prevista del primo numero di «Pilote», nella casa popolare di Uderzo alla periferia di Parigi, Albert e Goscinny non hanno niente di pronto. «Eravamo prigionieri della mancanza di idee, terrorizzati. Goscinny mi dice: “Forza, fammi l’elenco delle grandi epoche della storia francese”. Quando arrivo ai Galli lui fa: “Ecco! Nessuno ha ancora fatto una storia umoristica sui Galli a fumetti!”. Non era vero, esistevano già due personaggi ispirati ai Galli, ma non lo sapevamo e lo avremmo scoperto molto tempo dopo. Fatto sta che ho disegnato per prima cosa un uomo della Gallia per come ce lo avevano descritto a scuola: grande, biondo e alto. Ma Goscinny mi dice: “No, cambiamo, facciamo un piccoletto, bruttarello e neanche troppo intelligente, che prenda in giro i difetti dei francesi: presuntuoso, irascibile, pronto a litigare”. Allora mi sono messo a disegnare Asterix, con quei baffoni più grandi di lui e gli occhi furbi. Accanto però ho messo comunque un Gallo per come me lo ero immaginato subito, il gigante Obelix, tanto forte da lanciare i menhir». E Idefix, il cane? «All’inizio non lo volevamo, ma nel quinto album, “Asterix e il giro di Gallia”, appare un piccolo cane. Abbiamo ricevuto tantissime lettere che ci chiedevamo di tenerlo: così è nato Idefix, il nome lo hanno trovato i lettori con un concorso».

    Lo sa, Albert Uderzo, di avere creato un’icona pop della Francia? Un personaggio chiamato a simboleggiare, per i decenni successivi, quella fierezza francese di restare diversi, di opporsi agli stranieri, fossero essi la Nato o Hollywood? «Quello è stato un valore politico che è stato aggiunto dopo, io e Goscinny avevamo l’intento opposto. Prima di tutto eravamo grati ai romani per avere invaso, e civilizzato, la Gallia. A proposito: lo sa che Spqr (Sono Pazzi Questi Romani) è stata un’idea del traduttore italiano? Comunque, hanno detto che facevamo l’apologia di De Gaulle, arrivato al potere appena un anno prima, nel 1958. Ma non è vero, ci prendevamo gioco dello sciovinismo dei francesi, di questo carattere nazionale unico per cui un francese all’estero, ovunque si trovi, dirà comunque: “Bello, ma non vale gli Champs Elysées”. È così che abbiamo avuto un successo imprevedibile, clamoroso. Le nostre vite sono cambiate». Lei non ha più fatto il meccanico. «No, la passione per imotori me la sono tolta comprando più di una Ferrari, e adesso in garage ho solo una FF, da 660 cavalli. Ora è il momento di smettere anche con i fumetti. Se penso che sono sempre stato daltonico, non ho mai distinto il rosso dal verde, e Goscinny mi aiutava a non sbagliare colore… Asterix mi mancherà».

    Stefano Montefiori

    fdesnb



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5 replies since 18/11/2010, 21:40
 
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